domenica 27 ottobre 2013

New type, new life

Ecco il regalo di un caro amico. 
Pura gioia.


Mi fa pensare al caffè, al cioccolato e alla terra. 
Niente di più azzeccato! 


lunedì 21 ottobre 2013

Psichedelia underground

La Rubrica psichedelica di Patate&Cipolle, numero #2.

Sottofondo consigliato: Heavenly Father 

Voi come affrontate il vostro cammino personale? Io con un bicchiere in mano, senz'altro. Ho provato anche con uno psicologo, che poi ho mollato per una psicologa. Ma soprattutto, ogni sera che sono bendisposta, trovo un maestro a caso da cui imparare qualcosa. Magari non ho ancora risolto il problema dell'attaccamento, non mi sono certo elevata ad un altro grado di consapevolezza, né ho capito se voglio essere un ascetico cipresso o snodarmi tra le tentazioni della vita come un fico... ma intanto ho quasi imparato come si coltivano i funghi. Qualcuno potrebbe obiettare che i funghi non si coltivano, che vanno raccolti nel bosco e consumati solo freschi, ma se uno abita a Bologna anziché nella Sierra Madre avrà pur diritto a fare i suoi viaggi. No? Perciò, nel caso sceglieste i funghi come mezzo di trasporto, vi riporto informazioni di prima mano per cominciarne la coltivazione: 

FASE 1 - LA RACCOLTA DELLE SPORE

1-Prendete un vasetto di vetro da 200-300 ml munito di tappo (un barattolo Quattro Stagioni per intenderci!)
 2-Ovviamente, preparare e sterilizzare il vaso prima di usarlo. Così: dopo aver forato il coperchio del vaso e spalmato del silicone all'interno del foro, mettetelo in una pentola a pressione, con l'acqua che gli arriva a metà, e coperto da uno straccio.
3-Procuratevi un simpatico fungo non troppo vecchio, cioè con la cappella ancora piatta, prima che cominci ad invertirsi (sacro Graal in slang).

4-Utilizzando delle forbici sterilizzate, tagliate vicino alla cappella togliendo il gambo. 
5-Raccogliete la cappella con uno stuzzicadenti sterilizzato (di quelli imbustati singolarmente) e disponetela nel vaso assicurandovi che cada nel verso giusto. 

6- Chiudete il buco all'esterno con del nastro isolante e lasciatela lì per 48 ore. Noterete allora che sul fondo si è formata la vostra magica impronta sporale. A quel punto rimuovete la cappella.
7- Aggiungete acqua demineralizzata (100-200 ml). Ogni tanto scuotete un pò il vaso con acqua e spore, evitando che il liquido tocchi il tappo. 
8-Togliete lo scotch e infilate la siringa per raccogliere le spore. NB: utilizzate un ago 18 g (ripeto 18g, se no potete starci anche una vita che tanto le spore non ci entrano). 
9- Aspirate l'acqua con le spore, tamponate con cotone imbevuto d'alcool all'esterno del foro e richiudete col nastro isolante. 
10-Ora le spore andrebbero messe nel substrato ma qui, cari lettori, si apre un altro mondo. Se davvero siete interessati in rete trovate milioni di manuali, da quello di McKenna ai più recenti, che spesso parlano di funghi da supermercato ma non intendono davvero i funghi da supermercato, ok?


Non fraintendetemi. Questa è solo una delle tante strade per coltivare autonomamente le proprie passioni, fuori dal narcotraffico criminale o legalizzato. Ma il cammino è vostro e quindi dovete proseguire da soli!

L'importante è ricordarsi ogni giorno di coltivare sé stessi con altrettanta cura, anche se costa fatica. Quindi forza, alimentate la vostra visione... e chissà che il mondo non diventi sempre più a sua immagine.





martedì 8 ottobre 2013

La Tour Paris 13

\\\ ATTENZIONE!
Quello che non vi hanno ancora detto su La Tour Paris 13 è che sarebbe davvero il caso di arrivare prima dell'orario d'apertura (suggerisco per le 10.30-11) senza dimenticare di portare viveri e acqua, perché probabilmente nel week-end resterete in coda fino a pranzo. Motivo per cui vi conviene andarci in compagnia (così avrete qualcuno con cui sfogarvi o darvi il cambio per andare in bagno). Ve lo raccomanda una che non ha fatto niente di tutto ciò e per questo è rimasta più di 4 ore in piedi senza bere e senza pisciare (con la sola compagnia di Mos Def nelle cuffie). //

Come dice il nome, 
La Tour si trova a Paris 13...
Il 13esimo arrondissement fa pensare un pò a Berlino, perché è pieno di nuove costruzioni ed è un mix di generi e atmosfere, da chinatown agli squats, dai cafés sulla Senna ai grattacieli. Io ci andavo per il corso di teatro, per frugare tra le chinoiseries... ma soprattutto a bere vino negli squats o lungo la Butte-aux-cailles. A proposito, vi dice niente questa via? Dà il nome a una battaglia della Comune di Parigi, e infatti alla Commune è intitolata la piazza che vi si incontra. Un luogo di culto della rivoluzione! Va bè, l'ho fatta un pò lunga per farvi "annusare" che La Tour sorge nel posto giusto.
E adesso entriamo...
9 cazzo di piani!!! E ogni piano ha più stanze, dipinte da cima a fondo da artisti di tutto il mondo. La Tour è una vera esposizione "street": gratuita, senza guardiani all'interno che ti seguono come stalker o che si impolverano sulle loro seggioline. Niente laser, niente vetri di protezione, niente cordini, niente di niente: ti potevi spalmare sui muri se volevi.


Un incredibile inventario di stili, tecniche e codici figurativi fa di questo bâtiment un'enciclopedia della street art. Dallo spray ai gessetti, dall'incisione del legno alla lavorazione della carta, dall'illustrazione alla calligrafia, dagli stencil ai poster, dal writing alle installazioni. Affreschi, vetrate e studi della luce mi hanno fatto pensare che l'arte è eterna anche se cambia forma, o nome.

Il Piano  -così LeGrandJeu ha chiamato l'étage italien- l'ho trovato il più elegante. Nonostante le reazionarie politiche nostrane, la street art Made in Italy continua a fare la sua porca figura. Lo stesso vale per il writing, rappresentato da un maestro come Dado (che da bolognese adottiva non posso non sbandierare).

Morale della favola
Non si può più negare che la street art sia l'arte popolare del nostro tempo. Un'affluenza così vasta e variegata di pubblico parla da sola, o meglio dimostra che la street art è in grado di parlare a tutti. Certo, è la street ad essere così democratica, non il writing. E direi che è cosa buona e giusta! Il writing si vuole come un movimento autoriferito, con i suoi codici e le sue regole di iniziazione ed evoluzione. Nessuno vi aiuterà a riconoscere le lettere, potete starne certi! Non è un caso se i tag lasciati in giro non se li filava nessuno... invece guardate qua che Supe! ---->
  



Il mio weekend underground è proseguito tra l'11esimo e il 20esimo (se non li vedete entrambi, non avete visto Parigi). Ho fatto anche una puntata nella banlieue di Saint Denis per assistere a delle perfomances poco entusiasmanti (ma c'era il vino a un euro, mi hanno ricomprata così!). Purtroppo non ho foto di Saint Denis by night perché la faccia del mio amico diceva "ti prego fammi evitare problemi" e così ho lasciato la macchina in borsa. A proposito di inconvenienti dans la rue, la notte successiva io e le mie amiche l'abbiamo finita in un commissariato di polizia. Ma questa ve la racconto alla prossima puntata!

[Judit, questo post è dedicato a te. Grazie amica mia!]

martedì 24 settembre 2013

Bolognastreetart

Dovrei fare un post su tutti i post 
che dovevo fare e non ho fatto... 
si intitolerebbe POSTicipare.

 Intanto volevo comunicarvi che ho avviato un'altra collaborazione della quale sono entusiasta. Vi presento i miei nuovi amici di Bolognastreetart e ne approfitto per ringraziarli di avermi voluto in squadra con loro (sono abbastanza sicura che ve ne pentirete, ma questo è un problema vostro!).

Bolognastreetart è un progetto di mapping e storytelling per la Street Art a Bologna. Segnaliamo i nuovi artisti di passaggio in città, geolocalizziamo le opere e vi raccontiamo un pò di storie. Facciamo reportage di eventi, andiamo scattando un pò qui e un pò là e contattiamo direttamente gli artisti per avere informazioni di prima mano. Insomma, una svolta per me che me ne andavo in giro sola soletta e senza mai un programma (senza offesa Boloshitty!). Allora vi è venuta voglia di darci un occhio?
Noi di Bolognastreetart siamo molto social (non certo grazie a me) quindi potete seguirci sul canale che preferite:




Ora vi lascio col mio post su Alice Pasquini, una giovane artista romana amata in tutta Europa (e che aveva già fatto un'apparizione su Patate&Cipolle). Forse lo sapete già: in genere io prediligo la roba sporca e cattiva, o povera e astratta (e soprattutto drammatica e spiazzante!) ma nutro grande stima per quest'artista e il suo tocco poetico. Sono felice di ritrovarla per le strade di Bolo... Grazie Alice, anche per le foto!

Sotto il link al post:
  http://bolognastreetart.wordpress.com/2013/09/24/alice-street-art-bologna/

Street&Love
Claire

mercoledì 24 luglio 2013

Creazina



Sono in uno di quei momenti della vita che non sai come, il tuo corpo fa le cose da sé: tipo si alcolizza, va in giro, vede gente, lavora, scrive, bestemmia, prende treni... Insomma fa tutto il suo dovere anche senza di te. E tu sei un pò perplesso perché dici 'ma com'è possibile che il mio corpo vada avanti anche senza di me??'

Ebbene, il mio corpo ha anche iniziato a collaborare con una webzine veramente interessante: Creazina. Mi fa un pò sorridere perché è una rivista legata allo IED di Roma, mentre io vengo da Via Zamboni 38, ma Creazina mi ha accolto alla grande e già mi sento a casa.

Questo è il primo articolo. Si parla di Squadro, la stamperia d'arte/galleria più figa che c'è.
Anche i ragazzi di Squadro mi hanno accolto alla grande, tanto amore per loro!

Insomma ecco qua, il nostro corpo può fare tante di quelle cose in totale autonomia, come se niente fosse...

Uhm -.- forse adesso comincio a capire gli eventi di questi ultimi mesi, vabè. 

giovedì 11 luglio 2013

Picasso baby vs Guantanamo bay

PREMETTO che l'arte è la mia più grande passione da sempre. L'ho fatta diventare il mio percorso di studi, la meta dei miei viaggi, il primo dei miei interessi e l'argomento centrale delle mie conversazioni. Ultimamente mi sono dedicata alla street art e ai graffiti (pur riconoscendo che questi fenomeni sono già in fase di sputtanamento) perché mi irrita lo status del mondo dell'arte, e ancora di più l'atmosfera delle gallerie d'arte contemporanea. Perché vicino a me vedevo sempre snob fuori dal mondo, con vestiti che costavano più delle opere (già sopravvalutate da logiche commerciali).
Va aggiunto che nel frattempo mi ero innamorata di un rapper underground, e da lì ho imparato a conoscere ed apprezzare un tipo di hip hop, certo non quello che si vede in tv (il buongusto non l'ho ancora perso, e nemmeno il femminismo).

Ecco perché l'evento che sto per raccontarvi mi ha disgustato due volte...
Jay-Z e Marina Abramovic. Cavoli e nutella, sneakers col tacco, Fabio Volo che fa filosofia, sono tutte coppie ossimoriche che mi stanno frullando in testa per cercare di descrivere il fenomeno e l'effetto che mi fa. Ma perché oggigiorno finisce tutto in trashata? Perché bisogna sempre STRAfare?

E` la morte della performance, qualcuno ha detto. Pure quella dell'hip hop se vogliamo, che ormai è un gioco di imprenditoria, e con la storia del fagoCitare (i produttori campionando vecchia musica, i writer con i puppets, gli mc rimando sulla tradizione letteraria) si è finito per esagerare, cioè per sminuire tutto. Voglio dire: può essere tutto molto figo, ma devi farlo bene. Lo devi aver letto un libro prima di citarlo. La dovresti conoscere l'arte prima di comprarla o di farci sopra una pagliacciata.

Che poi il postmoderno è finito da un pezzo.

La tradizione della performance era una cosa seria, non una trovata da guerrilla marketing per vendere più copie. La performance non è uno spettacolo come i concerti di jay-z, ma l'esatto contrario: un'azione autentica nel mondo reale.

Che poi eravate voi rapper a ripetere "keep it real".

Insomma a me sembra che con quei goffi passetti, Marina e Jay abbiano danzato una penosa danza della morte al ritmo di Picasso Baby (è questo il titolo del brano, e nel testo ci sono più nomi di artisti che parole di senso compiuto). Alla faccia della realtà, Jay-Z ha cantato persino in playback... di performativo se vuoi c'era la durata: 6 ore di spaccamento di palle.

Questo senso di morte riporta la mia mente al video di sensibilizzazione di Mos Def . Ok sarò di parte, visto che preferisco 1000 volte Yasiin Bey a Jay-Z, ma almeno dobbiamo riconoscere che qui c'è un messaggio da comunicare, una realtà nuda e cruda da denunciare: i detenuti in sciopero della fame a Guantanamo e l'atrocità dell'alimentazione forzata.

La differenza tra le performance dei due rapper starebbe solo nel loro posizionamento commerciale? Uno per i fighetti amanti di Keith Haring e delle Louis Vuitton, e l'altro per un pubblico più conscious, Marx in mano ed espadrillas ai piedi? A voler essere cinici si può anche vederla così, ma intanto TECNICAMENTE quella di Mos Def rispetta di più i canoni della performance. Per cominciare si è davvero fatto infilare un tubo su per il naso. Se poi il suo pianto fosse vero non posso azzardare a dirlo, visto che il rapper è diventato un attore professionista. Ma qui, ripeto, c'è lo shock della realtà. Questo video ti dice "svegliati" anzi ti dà proprio uno schiaffetto. Cosa c'è dietro all'ambaradan di Jay-z? Un geniale imprenditore senza dubbio. E il nulla, fotografato e filmato a ripetizione. Se vogliamo vedere l'opera d'arte, dobbiamo concentrarci sul pubblico e i loro smartphone. L'opera allora sarebbe l'insieme dei filmati prodotti e riprodotti dagli stessi telefoni che magari hanno scaricato in anteprima l'album di jay-z, divenuto disco di platino prima ancora di uscire, grazie ad un accordo milionario con samsung. Jay-z ha cavalcato l'era degli smartphone e della pirateria: questa se vuoi è la sua performance invisibile. E questo articoletto di periferia entra a tutti gli effetti nella sua grande opera relazionale (tutto è pianificato e ben accetto, purché se ne parli, purché si venda).
 Jay-Z vaffanculo a te.

giovedì 23 maggio 2013

Freestyle con Kenzie

Mi sono fatta una chiacchierata con Kenzie Kenzei.
Per gli addetti ai lavori Kenzie è un rapper, campione italiano di freestyle  e protagonista di entrambe le edizioni di MTV SPIT.
[Per me KK è il primo b.boy che ho conosciuto, qualcosa come 12 anni fa, perché entrambi suonavamo il basso -lui decisamente meglio ;-)]
Gli ho chiesto di parlare di freestyle: i suoi come, i suoi perché. E i suoi anche no.

C: Allora, cominciamo con qualche commento sulla puntata di ieri sera. Shade, Debbit, Kenzie Kenzei e Fat MC. Chi è stato il migliore?

KK: Secondo me io! [se la ride] Beh, siamo 4 mc molto diversi... Shade è "scuola torino", Fat mc è ligure mentre Debbit è di Roma..

C: Quanto cambia il freestyle a seconda della zona?

KK: In generale al sud sono molto più tecnici, incastrati a livello di metrica, a nord fanno più punch lines, rime ad effetto per sorprendere e divertire..



C: Cosa hai apprezzato del programma?

KK: Sicuramente passa il messaggio che è tutto realmente improvvisato, e questa è una buona cosa.

C: Cosa cambieresti invece?

KK: Sarebbe bello fare spit a una vera jam, cioè allestire il set di riprese ad un contest che abbia il pubblico che c'è di solito, real hip hop. Un pubblico inesperto spesso si esalta per quelle due-tre rime d'impatto e non valuta tutta la ricerca che c'è nell'altro.

C: Giusto, l'hip hop è qualcosa che sta sopra e sotto il palco. E come sarebbe andata?

KK: Beh, non è detto che ci sarebbero stati gli stessi risultati!

C: Tu ad esempio in un contest a Roma hai battuto sia Shade che Debbit...

KK: [Se la ride] L'atmosfera è diversa a Spit anche perché ci sono i tempi della televisione, gli appuntamenti durante la giornata, le lunghe attese, la tensione, le riprese..

C: Tutto è improvvisato, ma registrato e mandato in onda in un secondo momento. Come la vive un freestyler la registrazione?

KK: è strano... a me hanno tagliato due volte il freestyle perché lo schermo della sfida non funzionava - io ero partito lo stesso a cannone sullo schermo nero...

C: quindi è andato perso un pezzo del tuo freestyle, in cui avevi giocato su un imprevisto?

KK: eh sì peccato, quello ha spezzato un pò l'energia

C: E che ne pensi di questi nuovi tipi di sfida?

KK: Li ho trovati interessanti e stimolanti, utili nell'ottica dell'intrattenimento. Ormai annoia 'sta cosa del "salite e scannatevi", sembra di sentire sempre le stesse cose. E` più coinvolgente mettere alla prova il freestyler sotto vari aspetti. Poi con uno come Shade naturalmente è partita subito l'offesa, e la battle ha preso una piega che non avrei voluto..

C: fosse per me vieterei frasi tipo "sei talmente scarso/brutto che..". Non se ne può più!

KK: mi sarebbe piaciuto trattarlo in un altro modo l'argomento, più personale ecco

C: Come mai una seconda volta a Spit? hai qualche commento riguardo l'anno scorso?

KK: L'anno scorso mi sarebbe piaciuto vedere Kiave [eliminato in semifinale] in finale contro Ensi. Sono tornato perché il programma mi ha richiamato, ho accettato molto volentieri perche è sempre un buon palco..  magari quest'anno non è passato molto il freestyle che piace a me, ma è stata pur sempre un'ottima palestra.

C: Ecco, parliamo di Freestyle. Non per fare i soliti nostalgici depressi, ma com'era quando hai iniziato tu?


KK: Prima che iniziassi io, non c'era ancora stato questo exploit del freestyle. Nei contest vedevi salire i freestylers uno alla volta... ognuno si faceva il suo minuto e chi faceva lo show migliore vinceva. Poi è uscito il film di Eminem e c'è stato un boom di interesse, ma qualcosa è cambiato, il freestyle da battle è qualcosa di diverso.. per vincere ti ritrovi a dover insultare qualcuno che neanche conosci. Che poi è un fraintendimento di quello che succedeva nel film di Eminem, lì c'erano delle motivazioni personali "Salgo sul palco e ti faccio il culo col mio rap" Voglio dire... se fai freestyle mi devi dire qualcosa, non è solo tecnica, tantomeno insulti tecnici.

C: Il top sarebbe la via di mezzo: tecnica, flow e contenuti..

KK: Esatto, ma è dura.. Mouri è uno che ci riesce. Forse il migliore.

C: Già! Eppure anche lui eliminato subito [nella scorsa puntata di Spit]  da uno specializzato in rime ad effetto.

KK: Anche Kiave mi piace tantissimo in freestyle: sempre ricercato, capace di inserire concetti di spessore... Il modo di trattare l'argomento è fondamentale.

C: Come funziona la mente del freestyler? Come ci si allena all'improvvisazione?


KK: l'allenamento che mi piace di più è quello con gli altri, se sei con gente brava sei ancora più stimolato a fare meglio. E` impossibile rimanere senza idee quando sei con altri, e inoltre riesci ad autovalutarti. Quando mi alleno da solo invece accendo la televisione, metto muto  e improvviso su quello che vedo passare. Per cercare di andare sempre meglio sul tempo cambi beat, stile e bpm.

C: Quanto è importante il freestyle nell'hip hop?

KK: Secondo me per un mc non dovrebbe essere la priorità.

C: oggi che per molti sembrerebbe esserlo, vista la notorietà dei tanti "freestyler di professione"

KK: certo, è fondamentale, e solo così sei un Mc completo. Il rapper può essere anche un rapper da studio, l'mc invece tiene il palco e ti intrattiene (pensa al Danno). Ma alla fine quello che davvero rimane sono i pezzi.

C: E non è detto che un bravo freestyler li sappia scrivere!

KK: sì, infatti, scrivere è proprio un'altra cosa.

C: Allora a proposito di pezzi, ci salutiamo con il tuo nuovo singolo E grazie mille del tuo tempo!

KK: Non c'è di che!