E' un lucchetto che mi ossessiona. Difficilmente chi abita a Bologna sarà riuscito a non notarli...sono proprio tanti e sono dappertutto.
Cosa aprono? Cosa chiudono?
Qual è la chiave di lettura?
Non chiedetelo a me, non conosco neppure il suo nome. Non me ne vorrà se qui me lo invento:
Angela Custode.
[ 'Custode' per ovvi motivi, 'angelo custode' perché è con te ovunque vai, 'Angela' perché sono un pò femminista - se poi è un uomo si troverà in ottima compagnia con Ericailcane].
Come dicevo non so nulla di Angela Custode. Ma ogni mattina vado a lavoro e lo incontro, all'aperitivo lo ritrovo, spunta sotto casa dei miei amici e così via per via. Si sa che la ripetizione del marchio funziona. Specie se ogni volta il marchio è diverso ma perfettamente riconoscibile. Le variazioni risvegliano i nostri neuroni. E poi se un simbolo nudo e crudo ti si mette davanti agli occhi tante volte, quasi sicuramente innesca in te una serie di interpretazioni, ipotesi di significato, domande. Ok, sicuramente Angela Custode non è Shepard Fairey, ma vi dice qualcosa?
A cosa associate il lucchetto? Alle promesse d'amore che le coppiette appendono sui ponti in tutto il mondo? Alle maxi catene da bici, che a Bolo hanno vita così breve? Chiude un tesoro nascosto o blinda la città?
Denuncia la repressione che serra Bologna a colpi di ordinanze o invece ricorda al viandante che se trovi la chiave ti si apre un paradiso?
O forse invece non vuole comunicare nulla. Solo "darsi a vedere", mostrarsi a chiunque, ripetutamente, in più declinazioni e in più contesti. Ceci n'est pas un cadenas: il lucchetto è una rappresentazione, ma magari di quelle che non rappresentano. Un simbolo vuoto che si espone e si riespone. Lo riempia chi vuole secondo il suo umore.
[Ringrazio iProce per la collaborazione e la sopportazione]