Visualizzazione post con etichetta artisti di strada. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta artisti di strada. Mostra tutti i post

martedì 8 ottobre 2013

La Tour Paris 13

\\\ ATTENZIONE!
Quello che non vi hanno ancora detto su La Tour Paris 13 è che sarebbe davvero il caso di arrivare prima dell'orario d'apertura (suggerisco per le 10.30-11) senza dimenticare di portare viveri e acqua, perché probabilmente nel week-end resterete in coda fino a pranzo. Motivo per cui vi conviene andarci in compagnia (così avrete qualcuno con cui sfogarvi o darvi il cambio per andare in bagno). Ve lo raccomanda una che non ha fatto niente di tutto ciò e per questo è rimasta più di 4 ore in piedi senza bere e senza pisciare (con la sola compagnia di Mos Def nelle cuffie). //

Come dice il nome, 
La Tour si trova a Paris 13...
Il 13esimo arrondissement fa pensare un pò a Berlino, perché è pieno di nuove costruzioni ed è un mix di generi e atmosfere, da chinatown agli squats, dai cafés sulla Senna ai grattacieli. Io ci andavo per il corso di teatro, per frugare tra le chinoiseries... ma soprattutto a bere vino negli squats o lungo la Butte-aux-cailles. A proposito, vi dice niente questa via? Dà il nome a una battaglia della Comune di Parigi, e infatti alla Commune è intitolata la piazza che vi si incontra. Un luogo di culto della rivoluzione! Va bè, l'ho fatta un pò lunga per farvi "annusare" che La Tour sorge nel posto giusto.
E adesso entriamo...
9 cazzo di piani!!! E ogni piano ha più stanze, dipinte da cima a fondo da artisti di tutto il mondo. La Tour è una vera esposizione "street": gratuita, senza guardiani all'interno che ti seguono come stalker o che si impolverano sulle loro seggioline. Niente laser, niente vetri di protezione, niente cordini, niente di niente: ti potevi spalmare sui muri se volevi.


Un incredibile inventario di stili, tecniche e codici figurativi fa di questo bâtiment un'enciclopedia della street art. Dallo spray ai gessetti, dall'incisione del legno alla lavorazione della carta, dall'illustrazione alla calligrafia, dagli stencil ai poster, dal writing alle installazioni. Affreschi, vetrate e studi della luce mi hanno fatto pensare che l'arte è eterna anche se cambia forma, o nome.

Il Piano  -così LeGrandJeu ha chiamato l'étage italien- l'ho trovato il più elegante. Nonostante le reazionarie politiche nostrane, la street art Made in Italy continua a fare la sua porca figura. Lo stesso vale per il writing, rappresentato da un maestro come Dado (che da bolognese adottiva non posso non sbandierare).

Morale della favola
Non si può più negare che la street art sia l'arte popolare del nostro tempo. Un'affluenza così vasta e variegata di pubblico parla da sola, o meglio dimostra che la street art è in grado di parlare a tutti. Certo, è la street ad essere così democratica, non il writing. E direi che è cosa buona e giusta! Il writing si vuole come un movimento autoriferito, con i suoi codici e le sue regole di iniziazione ed evoluzione. Nessuno vi aiuterà a riconoscere le lettere, potete starne certi! Non è un caso se i tag lasciati in giro non se li filava nessuno... invece guardate qua che Supe! ---->
  



Il mio weekend underground è proseguito tra l'11esimo e il 20esimo (se non li vedete entrambi, non avete visto Parigi). Ho fatto anche una puntata nella banlieue di Saint Denis per assistere a delle perfomances poco entusiasmanti (ma c'era il vino a un euro, mi hanno ricomprata così!). Purtroppo non ho foto di Saint Denis by night perché la faccia del mio amico diceva "ti prego fammi evitare problemi" e così ho lasciato la macchina in borsa. A proposito di inconvenienti dans la rue, la notte successiva io e le mie amiche l'abbiamo finita in un commissariato di polizia. Ma questa ve la racconto alla prossima puntata!

[Judit, questo post è dedicato a te. Grazie amica mia!]

lunedì 9 gennaio 2012

CIRCO DI STRADA. Se la baby gang diventa una compagnia

Questo week end io e il mio amore (e l'influenza, terzo incomodo) siamo stati a Siena. Che ve ne frega, pensate. Ma a Siena intanto c’è una bella mostra antologica di Milo Manara, che qui però liquido in fretta. Trovate esposti gli esiti di una mano portentosa: donne di insopportabile bellezza e dalle rare proporzioni, che vi guardano con aria di sfida –sfida persa in partenza per me e il mio piatto fondoschiena! Stendiamo un velo pietoso sopra la faccenda, anzi un tendone…e arriviamo all’argomento del blog: il CIRCO SOCIALE.

 A Siena si è appena concluso Circomondo, il primo festival internazionale di circo sociale, al quale hanno preso parte Italia, Palestina, Argentina e Brasile. WTF?
Il circo sociale è un tentativo di risposta ad alcuni problemi sociali. 
Nelle cosiddette “zone a rischio” (dal nostro Scampia alle periferie del cosiddetto “Terzo mondo”), le associazioni di circo sociale offrono sostegno, stimoli e strumenti ai cosiddetti “ragazzi di strada”. Il circo di strada insomma educa, nel miglior senso del termine: insegna una passione che è anche un mestiere, regala una possibilità e apre ad un mondo magico per definizione, dove si coltivano rapporti e spirito di “famiglia”.
[Parentesi: io guardo sempre con sospetto nozioni come quella di "categoria a rischio", che finiscono spesso per stigmatizzare e amplificare un problema che nella realtà ha bordi molto più labili. Per capirci: ecco due street children.]
 
Siamo tutti bimbi di strada?

Proprio nel giorno della Befana di non so più quale anno, mia madre ha avuto un’idea temeraria: “Perché non ci vestiamo da befane per regalare caramelle agli altri bambini?” Immaginatevi la scena: madre e gemelline agghindate e armate di scopa. Sacchi di Juta pieni di dolci. Ed ecco qua, mi allontano dalla 'squadra' per raggiungere una bimba e sua nonna. Faccio per darle una caramella, ma la nonna tira via la nipote lanciandomi un’occhiata di disprezzo. Vestita così devo esserle sembrata una zingara, una 'bambina di strada'. Schedata: emarginata!


Ridiamoci su
Il circo sociale vorrebbe ridare uno spazio per ridere e giocare, sollevando al contempo drammatiche questioni sociali (bambini lavoratori, vittime di abusi sessuali, tossicodipendenti e criminali di necessità).
Non si tratta di "reinserire", ma di mostrare un altro modo di (soprav)vivere sfruttando il proprio potenziale. Non si tratta di "uniformare", ma di creare legami con gli altri. Per esagerare...Fare di una baby gang una compagnia di artisti di strada.

E siccome l'arte chiama arte, i bambini hanno risposto: nella Fortezza che ospitava il Circomondo, è stata allestita una mostra a tema delle scuole elementarie e medie. Dubito ci fosse un piccolo Manara, ma ho visto lavori interessanti.