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mercoledì 12 agosto 2015

NY è un FLOP!

Day 10 

Per ora qualche flop...tags e pezzi me li conservo per settembre!



















NY Diary | day 9

Day 7-8-9
New York, Manhattan (Chelsea, East Village, Soho...)
New Jersey, Ridgewood - Sandy Hook 





*Scoperta
Costa del New Jersey. Dalla spiaggia nord di Sandy Hook, una lingua di terra sull'oceano, si vedono i grattacieli Manhattan. E' stato strano ritrovare New York, dopo ore di macchina in New Jersey e una notte trascorsa in una villetta di provincia, cullata dal fresco dell'orto e dalla musica delle cicale. Mi è sembrata un'altra città.

*Appunti per una storia
Un collage di prospettive su NY, per vedere che città viene fuori: NY is hard to see

giovedì 6 agosto 2015

NY | Day 4


New York | Day 4
Manhattan - Brooklyn
Central Park, Prospect Park, Bushwick




Una foto pubblicata da Patate&Cipolle (@patate_cipolle) in data:


*Scoperta del giorno: il BAUM di Brooklyn
Sono stata a Prospect Park per una performance di danza organizzata dal community center Bric House nell'ambito del festival di arti performative CelebrateBrooklyn!
Ovviamente non mancava la kale

BRIC presents contemporary art, performing arts and community media programs that reflect Brooklyn’s creativity and diversity. BRIC also provides resources to launch, nurture and showcase artists and media makers. We advance access to and understanding of arts and media by presenting free and low-cost programming, and by offering education and other public programs to people of all ages.
Lo sapevate che noi stiamo facendo qualcosa di simile nella Brooklyn Bolognese? Date un occhio a Baum, Baumhaus e Bolognina Basement!
                       *Appunti 
E' difficile uscire dall NY di Lena Dunham... 





NY Diary | Day 3

New York | Day 3

Bushwick, Coney Island, Williamsburg




*Scoperta del giorno: l'alcol in strada

Ieri sera nel playground del McCarren Park (Williamsburg) davano Jurassick Park.
Ed era pieno di alcolici!! Forse sapete che a NY è illegale bere in strada a qualunque ora, ti tocca nascondere i drinks in buste di plastica o travasarle nei bicchieri da caffè. Non so per voi, ma per me la birra all'aperto è un momento molto zen: doverlo fare clandestinamente mi toglie tutto il piacere e il relax -perciò mi chiedevo perché i newyorkesi avessero rinunciato a questa libertà fondamentale senza lottare. Invece a guardarli ieri sembrava di stare in Piazza san Francesco (o in Piazza Santo Spirito, per par condicio). Fico!


*Appunti per un articolo
La testa mi frulla ma la pancia non si pronuncia. 
Quale sarà il soggetto del mio reportage?




mercoledì 5 agosto 2015

NY Diary | Day 2

Day 2 |  Brooklyn - Manhattan

DUMBO, Chinatown, Lower East side




*Scoperta del giorno: Lenin a Manhattan

East Village. Sulla torre del Red Square, di fianco ad un orologio che dà letteralmente i numeri (guardateli), Vladimir alza il braccio sullo skyline newyorkese, rivolto a Wall Street ma anche al Lower East side, storico quartiere dei movimenti sociali. Per gli amanti del surrealismo involontario.


*Appunti per un articolo
  Sì, ok Brookyln. Ma invece il Queens?

lunedì 3 agosto 2015

NY Diary

Day 1  |  Brooklyn

Bushwick



* Scoperta del giorno
L'ho fatta in un covo hipster: un'hamburgeria vegana di Brooklyn. Pare che a New York l'ultima ossessione trendy-salutista sia la kale. Cioè? L'invidia riccia, insomma la scarola.




Buffo, solo ieri ero a Napoli dove la scarola te la tirano dietro in strada e a nessuno verrebbe in mente di ricamarci sopra chissacchè, tantomeno una mitologia. E' interessante come una semplice insalata possa diventare metafora della filosofia biosalutista-narcisista di una generazione, che fa tanto la sofisticata ma sotto sotto si riduce al vecchio codice binario dell'High School, quello dell'in&out: se non abbracci la kale philosophy sei out.
Mi chiedo perché la fame di autentico ci faccia sempre fare indigestione di fake. E alla fine c'è sempre la nausea.



*Appunti per un articolo
Gli hipster e la dialettica dell'autentico




giovedì 11 luglio 2013

Picasso baby vs Guantanamo bay

PREMETTO che l'arte è la mia più grande passione da sempre. L'ho fatta diventare il mio percorso di studi, la meta dei miei viaggi, il primo dei miei interessi e l'argomento centrale delle mie conversazioni. Ultimamente mi sono dedicata alla street art e ai graffiti (pur riconoscendo che questi fenomeni sono già in fase di sputtanamento) perché mi irrita lo status del mondo dell'arte, e ancora di più l'atmosfera delle gallerie d'arte contemporanea. Perché vicino a me vedevo sempre snob fuori dal mondo, con vestiti che costavano più delle opere (già sopravvalutate da logiche commerciali).
Va aggiunto che nel frattempo mi ero innamorata di un rapper underground, e da lì ho imparato a conoscere ed apprezzare un tipo di hip hop, certo non quello che si vede in tv (il buongusto non l'ho ancora perso, e nemmeno il femminismo).

Ecco perché l'evento che sto per raccontarvi mi ha disgustato due volte...
Jay-Z e Marina Abramovic. Cavoli e nutella, sneakers col tacco, Fabio Volo che fa filosofia, sono tutte coppie ossimoriche che mi stanno frullando in testa per cercare di descrivere il fenomeno e l'effetto che mi fa. Ma perché oggigiorno finisce tutto in trashata? Perché bisogna sempre STRAfare?

E` la morte della performance, qualcuno ha detto. Pure quella dell'hip hop se vogliamo, che ormai è un gioco di imprenditoria, e con la storia del fagoCitare (i produttori campionando vecchia musica, i writer con i puppets, gli mc rimando sulla tradizione letteraria) si è finito per esagerare, cioè per sminuire tutto. Voglio dire: può essere tutto molto figo, ma devi farlo bene. Lo devi aver letto un libro prima di citarlo. La dovresti conoscere l'arte prima di comprarla o di farci sopra una pagliacciata.

Che poi il postmoderno è finito da un pezzo.

La tradizione della performance era una cosa seria, non una trovata da guerrilla marketing per vendere più copie. La performance non è uno spettacolo come i concerti di jay-z, ma l'esatto contrario: un'azione autentica nel mondo reale.

Che poi eravate voi rapper a ripetere "keep it real".

Insomma a me sembra che con quei goffi passetti, Marina e Jay abbiano danzato una penosa danza della morte al ritmo di Picasso Baby (è questo il titolo del brano, e nel testo ci sono più nomi di artisti che parole di senso compiuto). Alla faccia della realtà, Jay-Z ha cantato persino in playback... di performativo se vuoi c'era la durata: 6 ore di spaccamento di palle.

Questo senso di morte riporta la mia mente al video di sensibilizzazione di Mos Def . Ok sarò di parte, visto che preferisco 1000 volte Yasiin Bey a Jay-Z, ma almeno dobbiamo riconoscere che qui c'è un messaggio da comunicare, una realtà nuda e cruda da denunciare: i detenuti in sciopero della fame a Guantanamo e l'atrocità dell'alimentazione forzata.

La differenza tra le performance dei due rapper starebbe solo nel loro posizionamento commerciale? Uno per i fighetti amanti di Keith Haring e delle Louis Vuitton, e l'altro per un pubblico più conscious, Marx in mano ed espadrillas ai piedi? A voler essere cinici si può anche vederla così, ma intanto TECNICAMENTE quella di Mos Def rispetta di più i canoni della performance. Per cominciare si è davvero fatto infilare un tubo su per il naso. Se poi il suo pianto fosse vero non posso azzardare a dirlo, visto che il rapper è diventato un attore professionista. Ma qui, ripeto, c'è lo shock della realtà. Questo video ti dice "svegliati" anzi ti dà proprio uno schiaffetto. Cosa c'è dietro all'ambaradan di Jay-z? Un geniale imprenditore senza dubbio. E il nulla, fotografato e filmato a ripetizione. Se vogliamo vedere l'opera d'arte, dobbiamo concentrarci sul pubblico e i loro smartphone. L'opera allora sarebbe l'insieme dei filmati prodotti e riprodotti dagli stessi telefoni che magari hanno scaricato in anteprima l'album di jay-z, divenuto disco di platino prima ancora di uscire, grazie ad un accordo milionario con samsung. Jay-z ha cavalcato l'era degli smartphone e della pirateria: questa se vuoi è la sua performance invisibile. E questo articoletto di periferia entra a tutti gli effetti nella sua grande opera relazionale (tutto è pianificato e ben accetto, purché se ne parli, purché si venda).
 Jay-Z vaffanculo a te.