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martedì 4 marzo 2014

Nessuno (elegia)




Non lo so se vi può piacere (ditemelo voi). Per la prima volta trovate una traccia audio, perché mi piaceva farvi ascoltare dalla mia voce (ma sotto c'è anche il testo).
Cos'è? Una poesia, una lettera d'addio, un monologo teatrale... come vi pare.
Chi parla? Una Penelope di oggi alle prese col suo rituale. Dopo l'amore, l'elaborazione... dopo tanta attesa, la pace.



Nessuno (Elegia)

Stamattina piove a dirotto
ma sono venuta lo stesso
la gonna fradicia e l'ombrello rotto...

Mi sono fatta un gran mazzo


di fiori sgualciti
(non so più quali preferivi
così te li ho portati tutti)
alcuni hanno nomi che neanche ti immagini
colori che forse sbaglieresti...
Profumano tutti di ieri.
  
Ti seppellisco ogni giorno da più di cent'anni
ci ho messo tanti di quei fiori, credimi
ma neanche una lapide per i passanti
"Chi è morto qui?" "Nessuno, andate avanti!"

C'è un porto qui, ma le navi son salpate
il faro è abbandonato e non ci si vede più...

Andare avanti, guardando indietro
tornare      a quand'eri bambino
tenerti sul seno, prenderti sul serio
quando sogni male e ti sudano le mani
-Giochiamo a scambiarci gli incubi?
I tuoi non mi fanno paura, me li prendo volentieri
pensi di farcela tu con i miei?

Vorrei fare l'amore con te
sapendo che è l'ultima volta
l’ultima notte e sei già      sparito
l'ultima nota nel nostro spartito

Vorrei fare la morte con te
perché la vita ci tiene separati
ma nella prossima spero
che ci ameremo da cerbiatti!

In questa lo so, ti ho amato solo
nel modo sbagliato
è che non riesco a trattenermi:
ho il cuore affamato
e mi viene sempre voglia di ingoiarti.

Ti scrivo ogni giorno da più di cent’anni
la trama che ogni notte disfo
perché non mi piace mai il finale
perdo sempre il filo
e non so mai farti tornare...
“Chi aspetti qui?” “Nessuno, Nessuno!”

Shhhh 
Ascolta… non c’è niente da sentire:
questo è il nostro canto muto
le parole che non ci possiamo più dire
e quelle che in fondo non ci saremmo detti mai
-ma tu lo sai, il più bello di un pezzo

sono le sue pause, è il suo silenzio!


La musica che ho scelto è degli Hungry Ghosts, I don't think about you anymore but i don't think about you any less

claver gold mr nessuno claire patate & cipolle canto muto

giovedì 12 gennaio 2012

Sulle ali di Caneda

Caneda, Neda, Cano, sempre di lui parliamo. Writer prima, rapper poi.

Oggi persino animale da museo: da tempo infatti è passato alla tela con grande successo, sia perché i suoi lavori sono davvero interessanti e sia – secondo me - perché critici, galleristi e collezionisti ci vanno a nozze con i talenti di strada. [C’è chi gioca al Warhol con Basquiat, e chi sa bene come far cash. EXIT THROUGH THE GIFT SHOP ha reso alla grande l’idea, e inevitabilmente fomentato ancora di più la moda. Chiusa parentesi].

Proviamo a volare insieme a Caneda, che con le ali è proprio fissato: “L'angelo da un'ala sola”, “La farfalla dalle ali bagnate”, “Icaro”, “Posso volare”, “Non volo più” sono titoli e concept dei suoi brani. Si tratta di ali storpie, ali rovinate, ali che non volano dritto o non ce la fanno ad arrivare abbastanza in alto. In potenza c'è tutto, l'anelito non manca, ma qualcosa è andato storto.
C'est la vie, siamo imperfetti.  

Come Pinocchio. Date un ascolto a La promessa di Pinocchio. Vi piace? Mi ha
 sempre fatto tenerezza questo burattino che vorrebbe ma non ce la fa, e inciampa in promesse più grandi di lui. Gli manca tanto così per diventare vero (ma poi che significa essere un bambino vero?) eppure...
Siamo tutti sulla stessa barca -o meglio, dentro al pescecane: nessuno può indicarci il modello da seguire se la stessa fata turchina, stufa dei propositi di una testa di legno, si è dileguata. Ci fanno sentire asini perché tiriamo ostinati da un’altra parte, e ci vogliono asini, bestie da soma.
Che ne sarà di noi che non siamo legna da ardere, ma che finiremo comunque cenere? Caneda ha detto la sua, cercando di non mentire.

Passiamo alle tele che potete trovare sul sito di Cano16k, insieme a refusi ed errori grammaticali (non diversamente dalla fan page di Facebook). Dispiace, anche se il tocco sporco fa tanto strada.
C'è molto rosso in queste opere, sangue e bagliori di luce, movimento. Simmetrie da test di Rorschach. Informale, action painting. Si definisce figurativo, io direi "concreto". Nel senso che le sue 'figure' non sono state stilizzate, sintetizzate (astratte) ma sono esattamente così come le ha sentite e create. Sono figurative perché c'è comunque un "soggetto". 


Inutile fare rilievi formali perché le foto sono piccole e non ho ancora visto i suoi lavori dal vivo.  Mi soffermo su una serie in particolare, Samara, perché trovo interessante la fonte di ispirazione, cioè il lavoro di Alix Lambert. Il suo documentario Mark of Cain meriterebbe un post a sé [e prima o poi devo farlo un post sul tema delle prigioni]. Dovendo sintetizzare, l'autrice indaga la subcultura dei tatuaggi nelle carceri russe. Sono gli stessi detenuti a spiegare il significato dei simboli sulla loro pelle, a narrarci la loro vita e con essa, quella di un mondo a parte.




Sono stanca, ho la schiena a pezzi e fra qualche ora devo ricominciare a scrivere, ma per "lavoro". Devo proprio buttarmi a letto! Forse ho fatto troppe omissioni, e troppi salti qua e là. Almeno ora non si dirà "Caneda è quello che stava con la Dogo Gang"! 
Fate bei sogni