Visualizzazione post con etichetta hip hop. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hip hop. Mostra tutti i post

martedì 23 giugno 2015

E' uscita la peggiore recensione Rap 2015

Qui l'articolo originale apparso oggi su Noisey

Io ci provo a disintossicarmi e a non scrivere piu' di rap italiano, che di certo sarebbe la scelta piu' indicata tenendo conto delle mie vicissitudini sentimentali parte 1 e parte 2 nonche' del parere della mia psicoterapeuta.

Ma poi mi capitano sotto i social networks articoli come questo.

E allora mi dico che il parental advisory dei dischi hip hop dovrebbe essere preso molto piu' sul serio.Tenete lontano i bambini dal rap, per dio!

Non prendetemi per sprovveduta: sono perfettamente consapevole dell'eta' media del pubblico ai concerti e della fetta di mercato che acquista i dischi, ma cio' non vuol dire che la produzione rap di per se' non sia un oggetto piu' sofisticato che andrebbe riletto e riportato ad un livello di complessita' maggiore, almeno nel contesto di una rivista che si occupa di musica.

Invece tutto inizia con l'arroganza tipica del baby gangsta in cameretta:'se pensi il contrario, per farla breve, nella vita non hai capito un cazzo' che non era formalmente richiesto dal tema e che ci farebbe solo sorridere se non fosse gia' una pratica abusata da tutte le altre 50 sfumature di comunicato stampa (sempre sul tema 'nuova bombaaa') che per ogni kittesencula-disco-rap-di-provincia girano e rigirano sul web. 


Trattasi di recensione? Non direi, perche' sul disco mi da' all'incirca le stesse informazioni della tracklist. Trattasi di introduzione o analisi critica? Ahahahaha
L'oggetto del pezzo sembrerebbe l'autore del disco, ma allora andiamo un po piu' in la': l'oggetto del pezzo e' l'autore del disco mentre viene spompinato con dubbia maestria dall'autore del pezzo. 

Una pratica molto comune nell'ambiente rap: maschi che osannano altri maschi. 
E Freud da lassu' che prende un sacco di appunti.

Quindi per farla breve, nonostante sia apparso su Noisey questo pezzo non ha alcun valore di critica musicale perche' e' gia' l'approccio di partenza ad essere falsato.
Cercando poi di riproporre la solita querelle underground-mainstream per darne la sua ardita lettura in chiave psicologica (la sicurezza, davvero?) il tizio mostra di non avere nemmeno chiaro il quadro di riferimento necessario per poter elaborare un'eventuale ipotesi personale.

Allora chiudiamola qui: se anche quello di Gue fosse stato il miglior album 2015 (scusate se nutro qualche perplessita' in merito) grazie al potere performativo degli enunciati di questa recensione ora rischia seriamente di regredire!

Ciao sono Claire e tanto tempo fa scrivevo di rap tipo qui (Murubutu), qui (Caneda) qui (Dj West), qui (Tarassaco Piscialetto), qui (Kintsugi), qui (ancora Claver Gold), qui (Brain FNO) qui (Kenzie).

giovedì 11 luglio 2013

Picasso baby vs Guantanamo bay

PREMETTO che l'arte è la mia più grande passione da sempre. L'ho fatta diventare il mio percorso di studi, la meta dei miei viaggi, il primo dei miei interessi e l'argomento centrale delle mie conversazioni. Ultimamente mi sono dedicata alla street art e ai graffiti (pur riconoscendo che questi fenomeni sono già in fase di sputtanamento) perché mi irrita lo status del mondo dell'arte, e ancora di più l'atmosfera delle gallerie d'arte contemporanea. Perché vicino a me vedevo sempre snob fuori dal mondo, con vestiti che costavano più delle opere (già sopravvalutate da logiche commerciali).
Va aggiunto che nel frattempo mi ero innamorata di un rapper underground, e da lì ho imparato a conoscere ed apprezzare un tipo di hip hop, certo non quello che si vede in tv (il buongusto non l'ho ancora perso, e nemmeno il femminismo).

Ecco perché l'evento che sto per raccontarvi mi ha disgustato due volte...
Jay-Z e Marina Abramovic. Cavoli e nutella, sneakers col tacco, Fabio Volo che fa filosofia, sono tutte coppie ossimoriche che mi stanno frullando in testa per cercare di descrivere il fenomeno e l'effetto che mi fa. Ma perché oggigiorno finisce tutto in trashata? Perché bisogna sempre STRAfare?

E` la morte della performance, qualcuno ha detto. Pure quella dell'hip hop se vogliamo, che ormai è un gioco di imprenditoria, e con la storia del fagoCitare (i produttori campionando vecchia musica, i writer con i puppets, gli mc rimando sulla tradizione letteraria) si è finito per esagerare, cioè per sminuire tutto. Voglio dire: può essere tutto molto figo, ma devi farlo bene. Lo devi aver letto un libro prima di citarlo. La dovresti conoscere l'arte prima di comprarla o di farci sopra una pagliacciata.

Che poi il postmoderno è finito da un pezzo.

La tradizione della performance era una cosa seria, non una trovata da guerrilla marketing per vendere più copie. La performance non è uno spettacolo come i concerti di jay-z, ma l'esatto contrario: un'azione autentica nel mondo reale.

Che poi eravate voi rapper a ripetere "keep it real".

Insomma a me sembra che con quei goffi passetti, Marina e Jay abbiano danzato una penosa danza della morte al ritmo di Picasso Baby (è questo il titolo del brano, e nel testo ci sono più nomi di artisti che parole di senso compiuto). Alla faccia della realtà, Jay-Z ha cantato persino in playback... di performativo se vuoi c'era la durata: 6 ore di spaccamento di palle.

Questo senso di morte riporta la mia mente al video di sensibilizzazione di Mos Def . Ok sarò di parte, visto che preferisco 1000 volte Yasiin Bey a Jay-Z, ma almeno dobbiamo riconoscere che qui c'è un messaggio da comunicare, una realtà nuda e cruda da denunciare: i detenuti in sciopero della fame a Guantanamo e l'atrocità dell'alimentazione forzata.

La differenza tra le performance dei due rapper starebbe solo nel loro posizionamento commerciale? Uno per i fighetti amanti di Keith Haring e delle Louis Vuitton, e l'altro per un pubblico più conscious, Marx in mano ed espadrillas ai piedi? A voler essere cinici si può anche vederla così, ma intanto TECNICAMENTE quella di Mos Def rispetta di più i canoni della performance. Per cominciare si è davvero fatto infilare un tubo su per il naso. Se poi il suo pianto fosse vero non posso azzardare a dirlo, visto che il rapper è diventato un attore professionista. Ma qui, ripeto, c'è lo shock della realtà. Questo video ti dice "svegliati" anzi ti dà proprio uno schiaffetto. Cosa c'è dietro all'ambaradan di Jay-z? Un geniale imprenditore senza dubbio. E il nulla, fotografato e filmato a ripetizione. Se vogliamo vedere l'opera d'arte, dobbiamo concentrarci sul pubblico e i loro smartphone. L'opera allora sarebbe l'insieme dei filmati prodotti e riprodotti dagli stessi telefoni che magari hanno scaricato in anteprima l'album di jay-z, divenuto disco di platino prima ancora di uscire, grazie ad un accordo milionario con samsung. Jay-z ha cavalcato l'era degli smartphone e della pirateria: questa se vuoi è la sua performance invisibile. E questo articoletto di periferia entra a tutti gli effetti nella sua grande opera relazionale (tutto è pianificato e ben accetto, purché se ne parli, purché si venda).
 Jay-Z vaffanculo a te.

giovedì 23 maggio 2013

Freestyle con Kenzie

Mi sono fatta una chiacchierata con Kenzie Kenzei.
Per gli addetti ai lavori Kenzie è un rapper, campione italiano di freestyle  e protagonista di entrambe le edizioni di MTV SPIT.
[Per me KK è il primo b.boy che ho conosciuto, qualcosa come 12 anni fa, perché entrambi suonavamo il basso -lui decisamente meglio ;-)]
Gli ho chiesto di parlare di freestyle: i suoi come, i suoi perché. E i suoi anche no.

C: Allora, cominciamo con qualche commento sulla puntata di ieri sera. Shade, Debbit, Kenzie Kenzei e Fat MC. Chi è stato il migliore?

KK: Secondo me io! [se la ride] Beh, siamo 4 mc molto diversi... Shade è "scuola torino", Fat mc è ligure mentre Debbit è di Roma..

C: Quanto cambia il freestyle a seconda della zona?

KK: In generale al sud sono molto più tecnici, incastrati a livello di metrica, a nord fanno più punch lines, rime ad effetto per sorprendere e divertire..



C: Cosa hai apprezzato del programma?

KK: Sicuramente passa il messaggio che è tutto realmente improvvisato, e questa è una buona cosa.

C: Cosa cambieresti invece?

KK: Sarebbe bello fare spit a una vera jam, cioè allestire il set di riprese ad un contest che abbia il pubblico che c'è di solito, real hip hop. Un pubblico inesperto spesso si esalta per quelle due-tre rime d'impatto e non valuta tutta la ricerca che c'è nell'altro.

C: Giusto, l'hip hop è qualcosa che sta sopra e sotto il palco. E come sarebbe andata?

KK: Beh, non è detto che ci sarebbero stati gli stessi risultati!

C: Tu ad esempio in un contest a Roma hai battuto sia Shade che Debbit...

KK: [Se la ride] L'atmosfera è diversa a Spit anche perché ci sono i tempi della televisione, gli appuntamenti durante la giornata, le lunghe attese, la tensione, le riprese..

C: Tutto è improvvisato, ma registrato e mandato in onda in un secondo momento. Come la vive un freestyler la registrazione?

KK: è strano... a me hanno tagliato due volte il freestyle perché lo schermo della sfida non funzionava - io ero partito lo stesso a cannone sullo schermo nero...

C: quindi è andato perso un pezzo del tuo freestyle, in cui avevi giocato su un imprevisto?

KK: eh sì peccato, quello ha spezzato un pò l'energia

C: E che ne pensi di questi nuovi tipi di sfida?

KK: Li ho trovati interessanti e stimolanti, utili nell'ottica dell'intrattenimento. Ormai annoia 'sta cosa del "salite e scannatevi", sembra di sentire sempre le stesse cose. E` più coinvolgente mettere alla prova il freestyler sotto vari aspetti. Poi con uno come Shade naturalmente è partita subito l'offesa, e la battle ha preso una piega che non avrei voluto..

C: fosse per me vieterei frasi tipo "sei talmente scarso/brutto che..". Non se ne può più!

KK: mi sarebbe piaciuto trattarlo in un altro modo l'argomento, più personale ecco

C: Come mai una seconda volta a Spit? hai qualche commento riguardo l'anno scorso?

KK: L'anno scorso mi sarebbe piaciuto vedere Kiave [eliminato in semifinale] in finale contro Ensi. Sono tornato perché il programma mi ha richiamato, ho accettato molto volentieri perche è sempre un buon palco..  magari quest'anno non è passato molto il freestyle che piace a me, ma è stata pur sempre un'ottima palestra.

C: Ecco, parliamo di Freestyle. Non per fare i soliti nostalgici depressi, ma com'era quando hai iniziato tu?


KK: Prima che iniziassi io, non c'era ancora stato questo exploit del freestyle. Nei contest vedevi salire i freestylers uno alla volta... ognuno si faceva il suo minuto e chi faceva lo show migliore vinceva. Poi è uscito il film di Eminem e c'è stato un boom di interesse, ma qualcosa è cambiato, il freestyle da battle è qualcosa di diverso.. per vincere ti ritrovi a dover insultare qualcuno che neanche conosci. Che poi è un fraintendimento di quello che succedeva nel film di Eminem, lì c'erano delle motivazioni personali "Salgo sul palco e ti faccio il culo col mio rap" Voglio dire... se fai freestyle mi devi dire qualcosa, non è solo tecnica, tantomeno insulti tecnici.

C: Il top sarebbe la via di mezzo: tecnica, flow e contenuti..

KK: Esatto, ma è dura.. Mouri è uno che ci riesce. Forse il migliore.

C: Già! Eppure anche lui eliminato subito [nella scorsa puntata di Spit]  da uno specializzato in rime ad effetto.

KK: Anche Kiave mi piace tantissimo in freestyle: sempre ricercato, capace di inserire concetti di spessore... Il modo di trattare l'argomento è fondamentale.

C: Come funziona la mente del freestyler? Come ci si allena all'improvvisazione?


KK: l'allenamento che mi piace di più è quello con gli altri, se sei con gente brava sei ancora più stimolato a fare meglio. E` impossibile rimanere senza idee quando sei con altri, e inoltre riesci ad autovalutarti. Quando mi alleno da solo invece accendo la televisione, metto muto  e improvviso su quello che vedo passare. Per cercare di andare sempre meglio sul tempo cambi beat, stile e bpm.

C: Quanto è importante il freestyle nell'hip hop?

KK: Secondo me per un mc non dovrebbe essere la priorità.

C: oggi che per molti sembrerebbe esserlo, vista la notorietà dei tanti "freestyler di professione"

KK: certo, è fondamentale, e solo così sei un Mc completo. Il rapper può essere anche un rapper da studio, l'mc invece tiene il palco e ti intrattiene (pensa al Danno). Ma alla fine quello che davvero rimane sono i pezzi.

C: E non è detto che un bravo freestyler li sappia scrivere!

KK: sì, infatti, scrivere è proprio un'altra cosa.

C: Allora a proposito di pezzi, ci salutiamo con il tuo nuovo singolo E grazie mille del tuo tempo!

KK: Non c'è di che!





domenica 21 ottobre 2012

ZEF

Zef secondo i Die Antwoord 
"Die antwoord are a fre$, futuristik, flame-throw-flow-freeking,
 zef, rap-rave krew from da dark dangerous depths of Afrika"

A quanto ho capito la parola zef è più o meno l'equivalente afrikaans di kitsch

I Die antwoord (in afrikaans: La risposta) sono un gruppo che ha decisamente saputo farsi notare. I tre (2 vocalist identificati e un produttore misterioso) vengono dal Sud Africa (un po' come tutti noi, visto che i nostri bis bis...bisnonni habilis e sapiens sapiens erano di lì). 

Quanto all'afrikaans (lingua in cui la band scrive, insieme all'inglese) è in un certo senso un pastiche linguistico che si è formato a partire da dialetti olandesi, il parto meticcio di un lungo processo di colonizzazioni.
La parola zef viene dalla contrazione di Ford Zephyr, l'auto più usata dalla classe operaia bianca tra gli anni '60 e '70 (per questo qualcuno la traduce con popolare o comune).
Ad ogni modo il termine, una volta preso in prestito dal gruppo, si è caricato di un'ulteriore valenza estetico-culturale, dando nome a un movimento, uno stile.
Zef is..
 Ninja: "South African slang term that describes a unique South African style which is modern and trashy and also includes out-of-date, discarded cultural and style elements"
Yolandi: "It's associated with people who soup their cars up and rock gold and shit. Zef is, you're poor but you're fancy. You're poor but you're sexy, you've got style."
Jack Parrow: "It's kind of like Posh, but the opposite of Posh"
un'ispirazione: la fotografia di Roger Ballen
Quello che colpisce dei Die antwoord non è (sol)tanto il genere musicale, quanto l'estetica nel suo complesso. Il loro zef è kitsch, freak,  pop, hip-hop, rave, street, hardcore, trash, fashion, horror, cartoon e chi più ne trova, più ne goda. 
I video sono davvero una componente essenziale dei loro brani, e infatti è il gruppo stesso a idearli.

Leon Botha (4 giugno 1986 - 5 giugno 2011)
In particolare Ninja non è solo un rapper e produttore attivo dal '95, ma anche un artista visivo. Ha codiretto molti dei videoclip, curando persino costumi, body painting e coreografie. Suoi anche graffiti e ambientazioni. Suo stretto collaboratore è stato l'artista connazionale L.E.O.N. (learning element of nature), presente anche nel video Enter the ninja, scomparso nel 2011 all'età "mentale" di 26 anni (era affetto dalla Progeria).
Evil boy




Cosa vi sembra questo zef? Banale postmoderno o un genuino local kitsch? Una controcultura o una montatura? Siamo così abituati al pubblicitario, che ormai tutto ci sembra fatto ad arte, artefatto. Ma certo è che il miscuglio (di culture, stili, lingue...) è la reale condizione contemporanea - del Sud Africa per motivi storici, ma anche di tutti noi che se non altro viviamo e ci nutriamo in rete.




Vi saluto con due riferimenti: 
1) Questa è l'opera che ha ispirato la scena della visita ginecologica di Lady Gaga in Fatty boom boomE` di un illustratore sudafricano, Anton Kannemeyer, anche lui non poco provocatore.


2) Visto che abbiamo già trattato di tatuaggi che hanno un senso (anche se poi questo blog viene trovato su google quando cerchi "tattoo ali d'angelo", che tristezza!) spendiamo due parole sui tatuaggi di Ninja. Guardatevi questo documentario sulla gang Numbers, girato in un carcere sudafricano. I tatuaggi del rapper ricalcano lo stile gangster (come se già non facesse abbastanza paura).


Piaciuto?

venerdì 25 maggio 2012

JAM SESSION

Headcuts one, Katzuma
Quando ero una giovane e stronzetta liceale, studiavo basso elettrico in una scuola di musica moderna. Oltre al solfeggio "ritmico" (non quelle lagne da conservatorio) e a suonare da spartito, ci insegnavano a "ricacciare" note e accordi dei brani (ma se nasci col mio orecchio c'è poco da fare), a riscrivere la metrica del pezzo (i clap clap di mani dove li piazzi? quel charleston lì? quella cascata di monetine là?). Ma la cosa più figa (e per me anche terrificante) era l'improvvisazione. Non è che ci buttavano lì, bassochitarratastierabatteria e via. Prima si studiavano gli standards jazz, le strutture, gli accordi etc ma poi... 1–2, 123!!! Io finivo per ripetere sempre gli stessi fraseggi per paura di sbagliare (ci sarà un motivo se ho smesso, non era per me guys!). Ma quando il tutto funzionava era esaltante, quando crescevamo tutti insieme, o ci si rispondeva, quando gli strumenti sembravano un solo strumento divino e c'era quell'atmosfera collosa, provavo un brivido che solo la performance teatrale mi fa riprovare... le arti dal vivo sono speciali. 
 Ora, io ho un pessimo orecchio e zero talento musicale. Basti dire che all'insegnante di improvvisazione (un chitarrista jazz coi controc***) portavo le mie poesie da leggere anziché miei spartiti, e mi facevo consigliare dei libri anziché dritte sullo strumento. Ma quest'esperienza è stata fondamentale per la mia riflessione estetica, fino ad oggi. E se ora vi parlo di jam session è soprattutto quella scuola che devo ringraziare, i suoi insegnanti, i suoi allievi -allora erano quasi solo maschi!- e naturalmente i miei genitori che mi ci hanno mandato -se mai avrò figli, ricambierò il favore-.
A differenza della maggior parte dei gggiovani di oggi, ho scoperto prima il jazz dell'hip hop. Si potrebbe dire che ho ripercorso la storia musicale dal verso giusto. Non proprio: il funk l'ho riscoperto ancora più tardi, precisamente a Parigi guardando i film della Blaxpoitation.
Jazz, Jam session, funk, hip hop, Bologna. Here we are.  

Faccio pubblicità senza riserve a questo locale bolognese, perché ci tira proprio un'aria buona: il Chet's music club in via Polese. Scendi sotto e ti ritrovi in un clubetto insonorizzato, luci basse, qualche tavolino, il bancone e un palchetto: basso, piano (volendo) e batteria. Strumenti a fiato secondo occasione. E naturalmente i piatti di dj Lugi, la freschezza in persona. Guardarlo suonare è un pò come guardarlo ballare, e inizi a muoverti per forza pure tu, e inizi a sorridere... O in caso contrario inizia a chiederti se sei già morto a tua insaputa, e prova a rinascere con questo video, che fa bene alla salute: 

Lo scorso martedì al Chet c'era anche Deda aka ChicoMD aka Katzuma, mostro sacro dell'hip hop italiano, da anni passato a superfighi progetti funk e dintorni
Insomma dj set e jam session, dall'aperitivo a mezzanotte. Per coronare l'atmosfera, in fondo alla saletta ci sono vinili in vendita.

(e, udite udite ladies, la toilette è davvero bella e pulita, e almeno finora zero fila!)

giovedì 26 aprile 2012

Tarassaco*Piscialetto

Ho fatto la pipì a letto.
Come mi vergogno.
Le lenzuola, che ne faccio, le nascondo?
Già li sento... 'Piscialletto, Piscialletto' canteranno,
non lo sanno perché tremo -che ne sanno
cosa c'è dentro l'armadio...
io apro e lo scontro
mi trova disarmato,
in panchina, come ieri,
-la mia squadra perde sempre...
-tu non c'eri!
Al campetto non tagliano mai l'erba,
ci crescono pure i soffioni.
Ecco cosa spero: sparire in un soffio,
diventare altro, tanto
lo sento, lo sento che qui stono.
Questo è l'intro di Tarassaco* Piscialetto, scritto e speakerato da me. Sì, si poteva fare di meglio -e il cd infatti è molto meglio!

copertina di Tarassaco*Piscialetto

Vi piacciono i fiori?  Io prima li odiavo perché belli e effimeri, perché muoiono presto. Ora li amo perché belli e effimeri, perché muoiono presto. Eros e thanatos. Pensare a tutte quelle geniali tecniche d'impollinazione, agli insetti che succhiano e depositano. Seduzione di profumi e colori, fecondazione, crescita e poi... quell'accartocciarsi, svuotarsi, chinare il capo e tornare alla terra in putrefazione. Entrare nel cerchio e alimentare altra vita. Morire in altro non è un pò come partorire?

Veniamo al tarassaco. Un'erbaccia. Lo chiamano anche piscialetto, perché leggenda narra che, se lo cogli, fai la pipì a letto. In questo album il senso di Piscialetto si fa più psicanalitico: pisciarsi addosso è come regredire all'io infantile, all'inconscio, scontando le paure più profonde. E se decidi di non nascondere le lenzuola? Se decidi di esporre i tuoi mostri alla luce del giorno, per esorcizzarli? Allora scrivi 17 brani sui beat di dj West. Dj West non li ha nemmeno ascoltati tutti, perché è fuori dal mondo, cioè dentro. Se gli soffiamo un pensiero, magari arriva...*

Chi non ha mai soffiato un soffione? Quando è giallo è di un bel giallo, quando invecchia mette le piume bianche, come noi, e si prepara a disperdersi. I suoi semi sono dei paracadutisti... in volo verso? Chissà, certo è che fanno il verso alla vita: dissoluzione e rinascita. Il Tarassaco simboleggia la vita e i suoi cambiamenti, e lo fa meglio dell'uomo, perché in maniera più semplice... corsi e ricorsi, eterno ritorno. Mette radici un pò qui e un pò là, dove capita, resistendo al tempo che trova. E` una pianta selvatica, spontanea, non un vaso da giardino. Gli basta poco per stare al mondo, e quel poco se lo prende da solo. Non ha pretese il tarassaco, nemmeno grandi aspettative. Tu che lo cogli forse ce le hai, allora chiudi gli occhi e soffia.

ASCOLTA IL PROMO UFFICIALE:
Promo Tarassaco*Piscialetto
Claver Gold

E' stato mixato da dj Lugi, un artista che non ha bisogno di presentazioni visto che si parla davvero dell'abc dell'hip hop italiano, e del suo ἀκμή

 "Ho scritto questo disco come fosse l'unico, ho scritto questo disco come fosse l'ultimo"

 E` stato un lavoro sudato e voluto, e nessuno degli artisti che vi hanno preso parte è stato remunerato per farlo: ci avranno creduto anche loro (eh sì, ogni tanto i feat sono veri sodalizi artistici, anziché stucchevoli trovate commerciali). L'unico modo di supportare questo tipo di musica è comprarla.That's underground, dude.  Anche l'etichetta è una scommessa: Glory Hole Records esordisce insieme a Tarassaco. 
Big up.

Un assaggio di Tarassaco

domenica 25 dicembre 2011

Il Kaos e la stella danzante


Il rap è dionisiaco?


E' Natale, il giorno della Coca Cola e di un grande uomo extracomunitario. Il mio pensiero va ad un caro amico, rinchiuso anche oggi fra quattro mura. Gli hanno lasciato solo penne e colori... perciò gli auguro di prendere il volo con quelli. Per vari motivi questo post è dedicato a lui.


Che cazzo c'entra l'hip hop con Nietzsche? Che volete che vi dica, forse condividono solo il fatto di starmi in testa entrambi, forse la sottoscritta ha mangiato troppo, forse di qua forse di là.
Kaos One & Dj Craim, @Sottotetto, BO


Kaos one, il 'Maestro' del rap italiano, è uno di quegli artisti che sono riusciti a mantenersi 'underground', nonostante il successo, nonostante i tempi. Una mosca bianca e hardcore in mezzo a tanti moscerini.
Questa foto è del suo ultimo concerto a Bologna. E' il contributo di Eleonora Berloni a Patate&Cipolle (Grazie Ele e Delli per la bellissima serata).
L'ho avvistato in stazione due giorni fa, e ho pensato: perfetto, ora lo fermo per una domanda senza senso e  pubblico la sua reazione. Così l'ho pedinato per qualche metro, ma aveva il passo svelto di chi ha da pensare ai fatti suoi, e allora ho desistito -che diritto avevo di rompere le palle ad un artista che di pubblicità non se n'è mai cercata? Niente grandi etichette, niente Mtv e niente stereotipi e basse visioni che affliggono buona parte dell'hip hop commerciale. 


Usiamo la tavola Ouija che compare nella copertina del suo ultimo lavoro e proviamo a comunicare con i morti: Friedrich ci sei?
La musica per Nietzsche è l'arte dionisiaca. Contrapposto al mondo apollineo delle immagini, dell'apparenza e del sogno, il dionisiaco è il mondo dell'ebbrezza, della musica e della danza -è ciò che ribolle sotto le belle illusioni: il sostrato di caos, dolore, eccitazione, oblio di sé. Don Kaos come Dioniso?
 Il filosofopreferitodailiceali osserva che nella poesia del canto popolare -dionisiaco- il linguaggio è teso al massimo per imitare la musica. Ecco dove mi viene in mente il rap. 


           
  Pensiamo al concetto di flow, al beat-making, al freestyle: sembra proprio che nell'hip hop il senso sia guidato dal suono, che i significati e le parole vengano fuori dalla ricerca metrica, ritmica, melodica. Il significante non è un simbolo, un corpo morto che porta l'anima del significato: è invece tutto ciò che conta, è carne viva che suona, è gioco percettivo. La musica crea il concetto. Si tratta allora di un concetto "musicale", irrazionale, dionisiaco? 
Affogate pure queste riflessioni nel vino. Buone feste.