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martedì 19 aprile 2016

Poesie Siamesi

Sabato 23 aprile al Fuga Music Room (AP)

Poesie Siamesi @Fuga




A photo posted by Fabrr Frustafanali (@fabrrbrr) on

Poesie Siamesi | Reading & Expo @ FUGA

Un nuovo evento a cura di Patate&Cipolle (filosofia underground) sul palco del FUGA music room. Claire (voce e testi) & Fabrr (illustrazioni) presentano il loro ultimo progetto #PoesieSiamesi.
* Esposizione e proiezioni: FABRR • art & creations.
* Reading: Claire Mini-paniers.
* Aperitivo lisergico a cura di FUGA music room
* Presentazione della Fanzine #SpiritodiPatate (info qui:http://bit.ly/1I9W4G1)
Ingresso libero!




martedì 17 marzo 2015

Tentativo di evasione | Street Art sui muri del carcere


"...Le radici degli alberi stanno già penetrando nell'ossatura dell'imbarcazione, fra poco non serviranno più queste vele issate, basterà che il vento soffi tra le cime degli alberi e porti la caravella verso la meta. E' una foresta che naviga e si mantiene in equilibrio sopra le onde..." 
J. Saramago, Il racconto dell'Isola Sconosciuta
                                      

L'autore di questa singolare imbarcazione è Andrea Tarli (classe 1973) un artista visivo che ama cambiare mezzo senza cambiare mestiere, passando dalle tele alle illustrazioni e ai video, fino ad approdare ai muri. Ma quello di cui vi sto per parlarvi qui è un muro più muro degli altri, perché è il muro di un carcere (quello di Ascoli Piceno). 


Prima però vi faccio una domanda! Avete presente quegli spazi "che hanno la particolare caratteristica di essere connessi a tutti gli altri spazi, ma in modo tale da sospendere, neutralizzare o invertire l'insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano" ? Ecco, questi spazi 'altri' sono quelli che Foucault chiama Eterotopie.

In questo senso il carcere è un'eterotopia. Dentro le sue mura vigono altre leggi e la vita reale è come sospesa. Perfino il tempo sembra un altro: fuori la vita scorre, le persone a cui vuoi bene continuano la loro vita e tu sei come bloccato lì, a ripetere tutti i giorni della settimana lo stesso penoso rituale. I carceri sono sul pianera Terra (anche perché li abbiamo inventati noi umani) ma in fondo sembrano stare in un'altra dimensione. 


E sentite qua, è ancora Foucault a guidarci dal carcere alla nostra imbarcazione:
"Se si pensa che dopotutto un battello è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo che è affidato al contempo all'infinità del mare e che, di porto in porto …da una casa chiusa all'altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, voi comprendete perché il battello è stato per la nostra cultura non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche la riserva più grande dell'immaginazione. Il naviglio è l'eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l'avventura, e la polizia i corsari "
Foucault, Dits et écrits

Allora arriviamo all'operazione dell'artista ascolano: con l'aiuto dei detenuti, Andrea ha rimpiazzato l'eterotopia del carcere con l'eterotopia della nave, per sfondare il muro e tentare un'evasione. Se state pensando che questa caravella fiabesca sia troppo buonista per un carcere 

(ebbene sì, vi leggo nella mente!)

allora fatemi ricordare chi sono i primi spettatori di quest'opera: sono i bambini che vengono a trovare i loro genitori. Bambini che saranno già abbastanza incazzati nella vita adulta e che probabilmente dovranno fare i conti con tanta di quella rabbia repressa che non c'e' bisogno che li fomentiamo anche noi. Lasciamoli evadere e prendere il largo con la loro nave-isola!


Prendere il largo verso...?

Il racconto di Saramago, da cui l'artista ha preso ispirazione per dipingere la sua caravella di fuga, si conclude col battesimo dell'imbarcazione che fino ad allora non aveva nome. Il nome che viene dipinto sulla prua è Isola Sconosciuta, lasciando intendere che quello che si andava tanto cercando -la meta- era con noi fin dal punto di partenza, era il viaggio stesso. 
"L'isola sconosciuta prese infine il mare, alla ricerca di sé stessa".




Curiosità:

Andrea ha anche illustrato la copertina di un disco rap (Penthotal dei Fog Prison). E il progetto grafico l'ha curato Davide Scarpantonio, il mio graphic designer preferito nonché l'autore del lettering di Patate&Cipolle.
Tra l'altro da bambina giocavo con la tipa ritratta in copertina (ciao Martina!)



Alla prossima cari ascolani e non
Stavolta mi firmo Chiara :-)

domenica 2 settembre 2012

In provincia

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente voluto.

Questo è il bilancio di un breve soggiorno "in provincia", scritto di pancia e a braccio. Uno spaccato sociale che parte da bottiglie spaccate e, passando per monti, fiumi ed hall of fame, finisce in stazione.

"Peruvian skull" by Rife
dipinto durante la serata

Cominciamo dalla "notte dei colori" di Ascoli Piceno, una notte bianca votata allo shopping e alle attrazioni da festa di paese (quello che ci vuole per una storica città d'arte!). Sexy car washing, altro che spettacoli teatrali (e l'anno prima il luna park tra le chiese romaniche- persino ad un'amante del kitsch come me è venuto il disgusto). Non mi venissero a parlare di crisi perché conosco tanti artisti ascolani che sarebbero pronti ad esibirsi anche gratis, anzi anche a loro spese, se servisse del materiale (pensa che retrogradi, l'art pour l'art!). Visto il programma, in molti ci siamo autoghettizzati in una birreria che organizzava musica e pittura dal vivo. A dipingere (pennello su tela) c'erano anche i tanto temuti writers della zona (che invece quella sera hanno incantato adulti e bambini).
Il giorno dopo vengo a sapere che nelle stesse ore era scoppiata una rissa davanti ad una salagiochi (per definizione non proprio un "caffé letterario" -a meno che non ti chiami Lil Angel$). La notizia è uscita sui giornali: un trentenne ha perso un occhio per una bottiglia in pieno volto.
     Gli aggressori indossavano le magliette di Casapound ma il carabiniere, che doveva essere un possibilista, ha replicato: 
"Chiunque può indossare una maglia di Casapound". 
E cos'è, una t-shirt dell'Adidas??? 

Avevo già trattato di fermenti fascistoidi ad Ascoli. Anche stavolta ci sono state reazioni immediate. Ma urgono politiche attente. E invece ci si concentra sulla repressione dell'arte di strada. Un muro "libero" da sempre, ha ospitato un raduno di writer da varie zone del centro Italia... un intervento progettato su un unico fondale omogeneo, che non poteva che valorizzare l'area (adiacente all'imbocco della superstrada, e comunque già completamente dipinta strato su strato, pezzo a pezzo). Il lavoro ha attirato visitatori e la legge avrà pensato che era il caso di dare qualche tipo di dimostrazione... Così l'evento è finito in questura.
 
Ma per fortuna pochi giorni prima...
ZONA FRANCA agosto 2012: TEK (RDZ) - RIFE (FMK) - IMOS (N°) - WORM (RDZ) - KONR (RDZ/CLSK) - SAGE (RDZ) - SERT (RDZ) - TILT (OAC/RDZ) foto: IVAN T CLARK
L'associazione culturale Babazuf ha invitato i writers come ogni anno a dipingere una murata. Ed ecco qua! Gli alieni sono la risposta per una società alienante. La preistoria il nostro monito: siamo più scimmie oggi che un tempo, quando almeno eravamo capaci di provare fame, freddo e paura. A tutti gli anestetizzati: rifatevi con quest'esplosione di colori. Scuotiamoci, svegliamoci. Un altro mondo, un'altra vita, ecco l'anelito. Altre possibilità di esistenza, altre forme di pensiero - ci portassero in un'altra dimensione! O ci aprissero la testa, qui e ora.

 Il viaggio prosegue con campeggi al lago, al mare e giornate al fiume. La vita in questa città di provincia è fatta anche di ciò: il bagno al fiume sotto un arco romano, le migliori salsicce alla brace in montagna, un aperitivo al tramonto sul mare, week end con i cani in campagna, le serate nei borghi medievali, la notte sulle rive di un lago, l'opera lirica in una delle più belle piazze d'Italia, caccia al tesoro in notturna tra i viottoli di un paesino abitato da un fantasma. Tutto questo e molto altro nel raggio di 30 km da AP. Qualcuno direbbe che è il paradiso in terra.

Poi provi a farti un sabato sera underground, come se stessi a Roma o Bologna. Credi di andare ad una serata hip hop ma ti ritrovi in uno chalet bianco come la bamba, ed hai a che fare con l'ignoranza sanbenedettese (impersonata dal gestore di questo pessimo stabilimento balneare che sta dopo il n.44 e prima del n.46). Chi se ne frega di Murubutu e del suo rap ricercato quando puoi ascoltare musica anni 80? Così un signor dj come T-Robb deve cedere il posto ad un mettitore di musica su chiavetta usb! Mentalità di provincia?

Ultimo giorno: pranzo con mio padre al porto (secondo me il posto più bello di San Benedetto del Tronto, perché ancora non l'hanno toccato). E rieccomi a BO. Si ricomincia.

venerdì 23 marzo 2012

Patate all'olio di ricino

Premessa:
Cari lettori di questo blog "situato" (donna, 26enne, gemella, ascolana, celiaca, ex fumatrice, 10 decimi divistaforsepiù, un pò sorda, estrazione piccolo borghese, taglia 40, genitori separati, atea, liceo scientifico, bologna, facoltà di filosofia, sinistra critica, fidanzata con un rapper, artisticamente frustrata, sesso regolare, copywriter di lavoro, caratteraccio, dermatite atopica...) ora sapete da quale inclinazione guardo, ma l'ideale a cui tendo come ad un asintoto è la comprensione: portare alla luce questioni, concetti, contesti (portarli alla luce, non dalla mia parte a tutti i costi!). Mi sta a cuore praticare domande, sempre più precise, sempre più a fondo. Non voglio fare ideologia, voglio fare filosofia. La ricerca filosofica, come la intendo io, verte sulla domanda, non sulla risposta. Imparare a domandare e cercare nuovi strumenti di analisi, critica, intervento. Foucault parlava di una scatola di attrezzi...

Cari "compagni ascolani", vi ho letto molto arrabbiati. Per chi non lo sapesse, il 25 Marzo nella mia città si terrà una mostra fotografica organizzata dall'associazione il Bolide (il cui nome è un omaggio all'estetica futurista) e da Casa Pound. La mostra si intitola "Ascoli città fascista". Provocazione riuscita perché si è già scatenato un putiferio. Ironia della sorte, ci sono anche reazioni fasciste: "fasci di merda, devono chiudere, non hanno diritto di esistere, devono morire, li ammazzerei".
Io sinceramente non l'ho presa così male, e raccolgo la sfida serenamente.
Con tutta la calma del mondo inizio valutando il titolo dell'esposizione fotografica (qui parla il copy): un head d'impatto, efficace, dalla forte presa. E furbo, perché non c'è dentro un giudizio di valore (se noi ce lo vediamo e ci agitiamo, allora è ancora più furbo). Non dice mica "Viva l'Ascoli fascista" o "la grande Ascoli fascista". E non è nemmeno campato per aria: sotto c'è un'immagine inequivocabile.
Perché ci manda ai matti? Forse per la semplificazione stigmatizzante, tipica di tanti titoli di giornale e telegiornale. Penso al quotidiano Libero (e pure alle info di cronaca sulle mail di libero.it! ). Titoli fatti per attirare l'attenzione, al bando il rigore o le sfumature. Titoli da pubblicità. Ma una mostra non è la sua locandina. Io mi aspetterei di trovarne, di sfumature, in una mostra, specie di carattere documentaristico. Ci andate voi a vederla per me? Mi dareste un occhio alle didascalie, a tutto l'apparato esplicativo? Mi chiedo: ci saranno interpretazioni storiche, analisi di dati, o invece propaganda? O provocazione fine a sé stessa? Usciti dalla mostra sapremo qualcosa in più del nostro passato? Avremo nuovi strumenti in mano?
Ma non posso non chiedermi anche: perché io a 26 anni non avevo mai visto una foto della mia piazza durante il ventennio? Ascoli era fascista e antifascista, come lo era l'Italia, ma il fascismo c'è stato, o sbaglio? Vogliamo rimuoverlo? Allora avrà ancora più potere, come ogni rimosso. Vogliamo bandirlo dall'ontologia, dall'esistente? E come si fa?! C'è chi vuole elogiarlo, chi rinnegarlo... cogliamo il pretesto per provare a capirlo. Conosciamolo questo fascismo, studiamolo, vivisezioniamolo.
Vi porto un esempio di un "antifascista" che la destra radicale l'ha studiata a fondo, tentando di riportarne tutti i chiaroscuri e i cambiamenti di stile, invece di bollarla in un cliché nero su nero. La testimonianza di Valerio Marchi,"sociologo, storico dei movimenti giovanili, militante antifascista, skinhead, ultrà della Roma, libraio e scrittore": parte 1, 2, 3 e 4.

P.S. In questo blog è attiva fin dal primo post la moderazione dei commenti, perché credo nella validità di questa forma di censura. Avete presente i comment idioti insulto-risposta su youtube o su facebook? Ecco, io sul mio blog non ce li voglio. Quindi sono benvenute le critiche, le risposte raziocinanti di destra etc etc (finora non ho mai cestinato un commento) ma se mi scrivete "sta tr**a non capisce un c***o", non vedrete comparire il vostro commento!

LOVE

sabato 4 febbraio 2012

Postgraffitismo o graffiti al posto giusto?

"Nevica sempre, governo monotono!" Draghi Ribelli
[Parentesi che potete skippare: E' sabato, nevica che i Maya la mandano, e io devo ancora fare l'igloo (tradizione d'infanzia) perché il mio ragazzo non c'è questo week end. Nei miei piani, lui riempiva le cassette di neve per fare i mattoni, mentre io più che altro guardavo entusiasta ripetendo "dai così, che bello, facciamo l'igloo". Quindi niente igloo. Chiudo la parentesi neve con quest'ape inquietante che ho adottato per un pò, attirandomi gli insulti di tutti i colleghi, tranne Thzo: "Regaliamola ad un'associazione teatrale". Ma la sua filosofia sostenibile si scontrava con la neve esagerata e la mezzora di tempo, perciò il sogno è morto vicino ai cassonetti. R.I.P. apetta maledetta.]




Di che parla questo post? Che c'è sotto la coltre di neve? (sotto il "velo di Maya"?)


Trattasi di cazzeggio riflessivo. Questi giorni a Bolo c'era una mostra di street art. Ma non dovrebbe stare nelle streets, la street art? Sono d'accordo. Ma preciserei: dovrebbe stare nel suo ambiente, non necessariamente esterno. Nel post di capodanno vi ho mostrato una casa-museo del writing ascolano, che vede nascere le opere al suo interno e poi le ospita negli anni. Non solo non ne tradisce il significato originario, ma le creazioni risentono della sua atmosfera e ne traggono ispirazione. Ecco, la Corte Isolani invece non è affatto così, essendo una delle zone più 'belle' (leggi: borghesi e chic) di Bologna. Questo è il blog della mostra Tag indelebili, così vi fate la vostra idea (a scanso di equivoci, Patate&Cipolle non è un blog di recensioni). 
Sicuramente in questa mostra c'erano bei pezzi di artisti di talento...però se ci ripenso divento un pò triste. Perché il mondo dell'arte ufficiale ha fagocitato la street art (forse pure da una trentina d'anni), e gli artisti ne sembrano tutti contenti. Recitano a memoria le analisi interpretative della loro opera, utilizzando la stessa terminologia che usa la critica classica. In galleria non solo viene meno l'illegalità, parte fondamentale di questa cultura, ma si perde il contesto e quindi il senso di certe azioni e certi stili. E insomma, si va sempre più a braccetto col potere (sia esso rappresentato dai musei o dalle maisons di moda, dal design o dall'industria discografica).






E allora dove vanno a finire l'antagonismo, la controcultura? Con cosa ci ritroviamo? Lo chiamano postgraffitismo.
Miss Van all'Arte Fiera 2012






Come si fa a mantenere la spinta sovversiva, come impedire all'identità di sopprimere l'alterità?
Non lo so, mannaggia a me! Ci vorrebbe anzitutto un altro vocabolario per parlare di una cosa altra. E altre forme di esposizione, comunicazione. 
Il documentario "dal di dentro" mi sembra funzionare, perché è mimetico...e tra i luoghi d'esposizione che non rendono il pezzo un fake, mi vengono in mente i centri sociali... 


Poi ripenso alla casa del mio amico, e mi sembra quasi la dimora di un'utopia, un 'nessun luogo' che ha preso luogo. E mi torna il sorriso: quello sì che è il posto giusto per un pezzo di street art. Niente calici di champagne. Da bere te lo porti tu, i pennarelli li trovi già lì. Non solo non paghi per assistere alla performance degli artisti e niente è in vendita, ma potresti anche beccarti una pizza cotta su forno a legna, mentre quello di fianco a te ti racconta dell'ultimo treno che si è fatto. Trovato. Welcome home.


[Keep it real] 

giovedì 5 gennaio 2012

FOTOROMANZA

Non dovremmo essere qui. E sarà meglio non farlo sapere in giro: le voci corrono veloci. Qui invece si è fermato tutto. Stanno tutti zitti -sicuramente tramano. Saranno ammuffiti ormai, la rabbia li avrà impietriti. Si saranno mangiati il fegato giorno dopo giorno, mentre mettevan su lunghi artigli. Spero solo che Gianna si sbrighi, o che la faccia finita -siamo nel posto giusto.

 
‘Finalmente. Rubato dei bei fiori?’

'Guarda qua. 
Si sono accartocciati così bene!'

‘Sì, sono lugubri’

‘Vedrai quando avrò inciso le foglie, diventeranno mani ammalate, ho già tutto in testa’

‘Su, andiamocene, ho troppi sguardi addosso’




Casa sua è come la sua testa (inesplorabile? Scivolosa). Gianna non butta mai niente, accatasta. Nella sua grotta in subaffitto accumula i ricordi in pile, finché è impossibile rispolverarli. Collezioni di caos, dimora per funghi e trappole di ragno. Gianna dorme con i gatti e piscia con gli insetti. Quando entri hai la sensazione che tutto possa crollare da un momento all’altro. Se glielo fai notare, lei ridacchia.



‘Bevici sopraaa!!!’
‘Ci sei già tu che bevi per tutti e due’

Ma me ne verso anch’io. Certe volte è dura seguirti. Sembri innocua col bicchiere in mano. Il peggio viene quando hai scolato l’ultimo. Dio solo sa a cosa starai pensando. Il dio dei raeliani.


“Chissà come saremmo io e te visti da fuori. Dici che siamo come nelle fotografie?”
“Eh, dipende da chi scatta la foto, ogni macchina ha i suoi occhietti. 
Però non mi farei troppe illusioni: non ti vedono quasi mai con gli occhi ubriachi.”
“Forse saremmo tristi”
“E belli! Come i fiori cadaveri.” 
"Consumati"
"Belli da morire"


Il tavolo comincia a fluttuare. Mi guardo nel vetro e non ci trovo. Perché non siamo? Lo sapevo che non dovevamo andare al cimitero, non si rubano i fiori ai morti cazzo. Forse siamo stati maledetti e non ne siamo mai usciti, siamo diventati fantasmi anche noi. “Che mi hai messo nel vino?” Lei ridacchia. “Un’altra volta?? Devi smetterla Gianna! Fra qualche ora lavoro, che ti dice la testa? No, aspetta non vorrei mai saperlo.”

 Ecco fatto. Va in paranoia anche lei. 
Sarà chimica, sarà empatia: le si attacca sempre tutto addosso -e al solito lei non butta via niente.

“Dai calmiamoci, non volevo fartela prendere male”

 
“Ho già imboccato un tunnel… magari dimmi una cosa bella”



"Ti ricordi?"
"Ti ricordi quando ci siamo conosciuti? Ti vedo come fosse ora. Sei spuntata all'improvviso. Avevi i capelli corti e la sapevi già lunga… Mi hai detto: “Adoro le tue occhiaie! Secondo me ti piaccio anch'io. Scommetti che se ci beviamo un bicchiere diventiamo ancora più belli?”.


Ecco fatto. Sembra salva per ora. Ridacchia.
[the end]
 
Cos’è sta roba? I fotoromanzi li leggeva mia nonna!
Innanzitutto ho rubato qualche foto alla mia amica Fabrr Frustafanali, giovane graphic designer, fotografa autodidatta e sarta in evoluzione (grazie Fabrr, sono tua fan). Scorrendole mi sono innamorata di questo personaggio biondo e ho inventato una storia seguendo le suggestioni delle foto (grazie Jole, per essere stata una musa ubriaca e soprattutto inconsapevole -bisogna che ci conosciamo). Era solo un esperimento senza pretese, buttato giù al volo. Si potrebbe ritentare, le foto non ci mancano. Altrimenti perdonatemi il flop, ma io mi sono divertita!

lunedì 2 gennaio 2012

Dallo sketch all'alba

La ziqqurat di littorine
Questo più che un post è il reportage di una notte: la fine dell'anno e l'inizio dell'ultimo, stando al calendario Maya (e ci vorrebbe un resetting per Madre Terra).
Ad ogni modo questa non è una piramide Maya, è una Ziggurat, un tempio-osservatorio astronomico dell'area mesopotamica. Solo che non è fatta di mattoni ma di littorine. Littorina: termine di probabile reminiscenza fascista, è il modo in cui ci riferiamo agli unici trenini che passano ad AP. I writers devono accontentarsi di quel poco che c'è: "Ascoli is not Rome, Ascoli is not Milan: there is just one yard with just one littorina". (Tek in Old Fashion, Claver Gold)

E' andata così: c'era una tela bianca e c'era chi voleva farci una ziqqurat, chi invece una littorina...
Si è deciso per una ziqqurat di littorine.Work in progress on canvas. Nel frattempo facevano apparizione un uomo lampione e una sposa cadavere. Non molto prima una bilancia digitale era diventata un cruciverba. Il tutto al ritmo di un glorioso Jukebox che suonava 45 giri d'antan. 


E la luna bussò, arrivò anche il sole e tratto dopo tratto, tiro dopo tiro, sorso dopo sorso, torta dopo cotechino, l'allucinazione collettiva prese forma.
Worm

Chiudo qui il resoconto di questo capodanno underground tra divinità pagane, alieni nostrani e tagliatelle fatte in casa.  Post dedicato a tutti quelli che c'erano e a tutti quelli che avrebbero voluto esserci. 
Ma soprattutto alla RD FAMIGLIA.

Vi auguro un anno buono come le patate al forno e dal gusto strong di cipolle. Claire