Visualizzazione post con etichetta street art. cultura underground. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta street art. cultura underground. Mostra tutti i post

giovedì 15 marzo 2012

A ruota

E` un periodaccio gente - lo dico sempre? - ma al sole di Piazza 8 Agosto ho trovato una bancarella di vinili, e tanto è bastato a rincuorarmi. Se mai ascolterete nuovi beat hip hop con campioni da "La voglia di sognare" di Ornella, è me che dovete ringraziare! (Il male di vivere è proprio un tema da Claver Gold... vediamo un pò).
Volevo scrivere un post, per il piacere di scrivere un post. Un pò come fumare. E io ho smesso: mi restano i post.



Quando abitavo a Parigi a un certo punto mi ero fissata con i furgoncini dipinti (trucks), ne ho collezionati tanti, quasi tutti brutti, ma mi piaceva cercare di acchiapparli mentre andavano lenti nel traffico (aprire la borsa in fretta, la custodia, tirar fuori la compattina, mandare una raccomandata per dirle che volevo scattare, aspettare, invecchiare e alla fine, finalmente lo scatto). 
Ecco perché qui vedete solo gli esemplari parcheggiati! Eh sì, ci vorrebbe una reflex...
 
Ma in fondo Patate&Cipolle è bello perché ('proletario'?) 'terra-terra', a partire dal nome. Mi è stato detto che un titolo più comunista non lo potevo scegliere (trionfo sotto i baffi!). Scelta quanto mai inopportuna visto che seppellisce il blog sotto l'infinita mole di siti di cucina, ma pazienza, io questo nome volevo! Mi piacciono le patate e mi piacciono le cipolle, per tanti ma tanti di quei motivi che quasi quasi ci faccio un post!

Torniamo ai camioncini. Camioncini di ricordi di una città che ho girato in lungo e in largo, in alto e in basso. E ora? Potrei mettermi a documentare i camioncini italiani... o quelli di Bologna per Boloshitty, ma no, non è uguale (e non se ne vedono tanti!). La fissa è passata, il momento è passato, anche se... l'eterno ritorno avrà un fascino eterno su di me. Va bè.


A Bologna mi sono consolata con gli sticker e i poster (voi writer pensatela come vi pare, ma c'è sticker e sticker!) Ed è arrivata la fissa dei lucchetti. Cara Angela Custode, ovunque tu sia, se mi leggi, mi sono innamorata di te! No, dico, parliamone... 
Bisogna che me la concedi un'intervista prima o poi!


Dopo questa dichiarazione di manìa, vi saluto e stacco. Statemi bene!

lunedì 2 gennaio 2012

Dallo sketch all'alba

La ziqqurat di littorine
Questo più che un post è il reportage di una notte: la fine dell'anno e l'inizio dell'ultimo, stando al calendario Maya (e ci vorrebbe un resetting per Madre Terra).
Ad ogni modo questa non è una piramide Maya, è una Ziggurat, un tempio-osservatorio astronomico dell'area mesopotamica. Solo che non è fatta di mattoni ma di littorine. Littorina: termine di probabile reminiscenza fascista, è il modo in cui ci riferiamo agli unici trenini che passano ad AP. I writers devono accontentarsi di quel poco che c'è: "Ascoli is not Rome, Ascoli is not Milan: there is just one yard with just one littorina". (Tek in Old Fashion, Claver Gold)

E' andata così: c'era una tela bianca e c'era chi voleva farci una ziqqurat, chi invece una littorina...
Si è deciso per una ziqqurat di littorine.Work in progress on canvas. Nel frattempo facevano apparizione un uomo lampione e una sposa cadavere. Non molto prima una bilancia digitale era diventata un cruciverba. Il tutto al ritmo di un glorioso Jukebox che suonava 45 giri d'antan. 


E la luna bussò, arrivò anche il sole e tratto dopo tratto, tiro dopo tiro, sorso dopo sorso, torta dopo cotechino, l'allucinazione collettiva prese forma.
Worm

Chiudo qui il resoconto di questo capodanno underground tra divinità pagane, alieni nostrani e tagliatelle fatte in casa.  Post dedicato a tutti quelli che c'erano e a tutti quelli che avrebbero voluto esserci. 
Ma soprattutto alla RD FAMIGLIA.

Vi auguro un anno buono come le patate al forno e dal gusto strong di cipolle. Claire

domenica 18 dicembre 2011

Appuntamento a Belleville

Domenica pomeriggio. Stavo quasi per mancare l'appuntamento col post del week end (un blog precario come il suo tempo?) ma poi ho pescato nei ricordi, pescato nell'hard disk... ed ecco qua.
Oggi ci vediamo a Belleville.
Appena usciti dalla metro, fermata Belleville, 20esimo arrondissement. Facciamo finta che non fa freddo. Belleville è lì a ricordarti che Parigi non è solo la città da copertina, la città del Louvre, di Notre Dame, della torre Eiffel e chi più clichés ha, più ne metta. Non è nemmeno (sol)tanto la città del quartiere latino, la città romantica delle tele di Montmartre o delle passeggiate lungo la Senna (e nemmeno la città di Midnight in Paris!). C'è una Parigi coi muri imbrattati, che non puzza del burro dei croissant ma di paninazzi vietnamiti. Dove i turisti difficilmente arrivano, ma mille culture, accenti e tradizioni si incrociano, aprono un negozio di 'alimentari tipici', dipingono. Dove il caffé al tavolino in strada ti sembra più poetico. Belleville è uno di quei posti, una Chinatown un pò bohemienne, un quartiere intra-muros ancora PoPolare, un villaggio in città, i cui abitanti provengono un pò dappertutto. Mettiamoci la colonna sonora: le Chinoiseries di Onra (chi non lo ascolta mentre legge gode solo a metà).
                                                                                                            
  
Ed eccoci qua in Rue Dénoyez, in mano un sandwich ripieno di pollo al limone e carote crude tagliate fine. Questa via è uno spazio creativo che si rinnova costantemente. Se ci torni dopo qualche mese è già tutto cambiato, e magari il pezzo che ti piaceva si intravede sotto quello nuovo. Cambia sempre anche la vetrina della galleria LaFriche, punto espositivo, di incontro e pure punto di vista privilegiato sui graffiti (se non altro perché si dipinge proprio lì davanti!). Friche è un termine tanto interessante quanto forse abusato in riferimento all'arte africana contemporanea. Indica uno spazio deserto, incolto, lasciato a sé, eppure fertile e vitale. Anzi, proprio perché non recintata, proprio perché inesplorata, l'arte della friche è selvaggia, ibrida, istintiva, rigogliosa.

Pausa caffè (Bar aux Folies).
Vi saluto con la NoRulesCorp

Prendo spunto dalla pic per augurarvi buona riflessione e buon relax, senza freni né regole. Ricaricate le energie, domani è già Lunedì e per molti questo non vuol dire niente di buono. Ma i viaggi mentali non ce li può negare nessuno. Dove ce ne andiamo domani? 

venerdì 9 dicembre 2011

Chi ce l'ha la chiave?

Un lucchetto. E allora?
 E' un lucchetto che mi ossessiona. Difficilmente chi abita a Bologna sarà riuscito a non notarli...sono proprio tanti e sono dappertutto. 
Cosa aprono? Cosa chiudono? 
Qual è la chiave di lettura?
Non chiedetelo a me, non conosco neppure il suo nome. Non me ne vorrà se qui me lo invento: 
Angela Custode
[ 'Custode' per ovvi motivi, 'angelo custode' perché è con te ovunque vai, 'Angela' perché sono un pò femminista - se poi è un uomo si troverà in ottima compagnia con Ericailcane].










Come dicevo non so nulla di Angela Custode. Ma ogni mattina vado a lavoro e lo incontro, all'aperitivo lo ritrovo, spunta sotto casa dei miei amici e così via per via. Si sa che la ripetizione del marchio funziona. Specie se ogni volta il marchio è diverso ma perfettamente riconoscibile. Le variazioni risvegliano i nostri neuroni. E poi se un simbolo nudo e crudo ti si mette davanti agli occhi tante volte, quasi sicuramente innesca in te una serie di interpretazioni, ipotesi di significato, domande. Ok, sicuramente Angela Custode non è Shepard Fairey, ma vi dice qualcosa? 
A cosa associate il lucchetto? Alle promesse d'amore che le coppiette appendono sui ponti in tutto il mondo? Alle maxi catene da bici, che a Bolo hanno vita così breve? Chiude un tesoro nascosto o blinda la città? 
Denuncia la repressione che serra Bologna a colpi di ordinanze o invece ricorda al viandante che se trovi la chiave ti si apre un paradiso?



O forse invece non vuole comunicare nulla. Solo "darsi a vedere", mostrarsi a chiunque, ripetutamente, in più declinazioni e in più contesti. Ceci n'est pas un cadenas: il lucchetto è una rappresentazione, ma magari di quelle che non rappresentano. Un simbolo vuoto che si espone e si riespone. Lo riempia chi vuole secondo il suo umore.


[Ringrazio iProce per la collaborazione e la sopportazione]

venerdì 25 novembre 2011

Spirito di Patate



Patate&Cipolle cerca anime di terra, 
amanti della cultura underground, dell’arte di strada, 
della creazione indipendente e delle idee politiche controcorrente.  

Se avvisti uno street artist interessante nella tua città, 
se sai di manifestazioni, occupazioni, movimenti, laboratori creativi nascosti, eventi non pubblicizzati, autori emergenti, mostre clandestine, album autoprodotti...

Scrivi qui quando vuoi e condividi la scoperta!

                                                                                
                                                                        Claire MP