lunedì 23 luglio 2012

Istanbul all stars


Sabato scorso a Istanbul si è svolta una giornata di graffiti (lo chiamano festival ma a me suona sempre strana sta parola, come in "festival della letteratura" o "festival della filosofia"... non so perché ma mi viene sempre in mente la porchetta!). Insomma al parco di fronte piazza Taksim c'è stata una jam di writing sponsorizzata da Montana e altri. Ebbene, manco a farlo apposta, Patate&Cipolle era nel posto!


Quindi ecco a voi un umile reportage fotografico sul far della sera... 
Hanno partecipato writers provenienti da Germania, Olanda, Svezia, Danimarca e perfino Giappone. Oltre ai local, naturalmente. Solo pannelli, disposti tutt'intorno al parco. Al centro rampe da skate.
I noti sono loro:  Amok156, Bud, Creme, Does, Nash, Poker, Smash137, Suiko1, The dark roses.

Curiosità: Does ha lavorato anche per il nostrano Frontier-La linea dello stile il mese scorso.
Stupidosità: Mentre eravamo lì a contemplare i pannelli finiti, un tipo si è messo a pisciare su un pezzo. Da lì in poi non ci abbiamo capito molto, e ce ne siamo andati quando ormai si era fatto buio.





Un grazie alla mia nuova amica Ayse Ilgit, che ci ha fatto da guida in questa meravigliosa città, dove tutti sono così sorprendentemente gentili e drogati di tè in bicchierini di vetro.

mercoledì 11 luglio 2012

L'aria condizionata è ideologica

Condizionata: condizionante! Sarà un caso poi se il nome fa pensare alla libertà condizionata? (Che è sempre meglio del carcere perchè almeno puoi fare l'amore e il cesso è quello di casa, ma di sicuro non è una bella vita). 

Domenica, dopo essere tenacemente sopravvissuta a 5 ore di viaggio della speranza a finestrini aperti e al popolo della notte rosa di Riccione (sì. Gli alieni esistono e sono tra noi: girano a petto nudo con in testa cappellini di paglia rosa) Dicevo... dopo quest'esperienza ero ancora viva, e ho raggiunto le mie amiche, missione: cenetta giappo.  E` stato lì che l'ho trovata: aria condizionata da entrambi i lati della sala -il nostro tavolo al centro del vortice. Svarioni... e ciao sushi.



Mi sa proprio di capitalista, consumista l'aria condizionata: ti tengono fresco così puoi lavorare di più, così compri di più nei negozi. Non importa lo spreco di energia purché si produca e niente si fermi... (invece no! Col caldo bisognerebbe fare la siesta una decina di volte al giorno). Ci sentiamo legittimati ad abusarne... in auto, in casa, in ufficio... potessimo, climatizzeremmo l'intero pianeta (ah vero, lo stiamo già facendo). E` la spietata metafora della nostra società sempre più artificiale, tessuta insieme da bisogni artificiali, e senza vie di mezzo.

L'aria condizionata divide il mondo in due squadre: quelli che assolutamente la vogliono e sembrano non poter vivere senza, e quelli che assolutamente la soffrono e vanno in giro col foulard in borsa anche quando fanno 40 gradi perché tanto lo sanno, lo sanno che prima o si ritroveranno sbalzati ai 20 gradi di marzo! Noi odiamo voi, voi odiate noi, non c'è via di scampo. 

Cosa può proporre un blog underground e inattuale? Torniamo nelle grotte!!!! Al fresco delle caverne ci tornerebbero l'ispirazione e la sanità mentale?
E a proposito di ispirazione, pareti di roccia e graffiti... lo sapete che a Bologna c'è Frontier?
Il mio proposito era di documentarlo passo passo, ma fa troppo caldo per farsi la città in lungo e in largo, quindi sono rimasta un pò indietro. Comunque ci hanno già pensato loro a fare un reportage serrato. Chi è il vostro preferito sulla carta? Ad agosto vedremo chi è stato il migliore su muro... magari tento un sondaggio su facebook. Lode ai nostri writers e street artists che hanno lavorato senz'aria condizionata!

[p.s. foto 1 e 2 di Lolle e Fabrr, ennesimo furto!]

martedì 3 luglio 2012

Bianconiglio

Tic 
Tac 

Tic

Tac

Tic                   [memento mori, caro il mio blog]


Tac



E` tardi!!! E` tardi!!!

-Non c'è più tempo!!!
-Sei in ritardo!
                     -Non ora, fra un pò

-Aspettatemiii
-Giugno è volato
-Ancora niente post, mannaggia a me
-Continuo a rimandare
-Devo far aggiustare quel c**** di motorino
             -Andare a riprendere il tavolino
-Ma quando?

-Oggi no,                   che  vado troppo di fretta
-Su e giù
 qua e là
-STAMATTINA NEMMENO HO SENTITO LA SVEGLIA
                  -o meglio l'ho sentita ma l'ho rimandata
                             -non ci volevo credere che era già ora
-e si è fatto tardi......  CORREEEREEEEEEE

 Non ci pensare... follow the white rabbit-follow the white rabbit-follow the white rabbit

-"Decapitatelaaaaa" urla la regina


lunedì 11 giugno 2012

Formaggi e panteismo

Se sei un integralista vegano, questo post non fa per te.
Se sei allergico ai latticini, questo post non fa per te.
Se hai la puzza sotto il naso, questo post non fa per te.

Qui si parla del divino che è nelle cose, delle tracce di divinità sparse ovunque, della fusione intima tra gli esseri del mondo, per essere l'uno il nutrimento dell'altro. Si parla di una delle arti umane più antiche, di magiche esperienze sensoriali, di estasi e godimento, del bello di vivere su questa terra, della sua accattivante disarmonia. Ci si muove lungo l'irrintracciabile confine tra puzza e profumo, nel microcosmo di fermenti, batteri, muffe spettacolari, tra le meraviglie della chimica, mossi da quel piacere che si esprime in un "mmmmm...".

Si parla di formaggio. DEUS SIVE CASEUS.

Sapete come viene fatto il  formaggio di fossa? Lui si che è underground.
Conoscete la storia del Gorgonzola ? Ah, se le muffe si potessero incorniciare!
E che dire dei formaggi francesi? Mi raccomando, si mangiano alla fine del pasto.

Il bello di essere terreni e mortali è che abbiamo questo naso, questi occhi, queste papille gustative. Degustare un'accoppiata di vino e formaggio ti fa toccare il cielo con un dito... il paradiso è qui gente, e puzza di formaggio. Puzza come noi.
Gustarli da soli è già una delizia, ma la generosità dei formaggi permette creazioni diaboliche. Vi confesso i miei gusti sessuali, ops volevo dire i miei mix preferiti: pizza ai 4 formaggi, magré di canard in salsa roquefort, pop corn al formaggio di blockbuster, rucola e scaglie di parmigiano, gnocchi ai 4 formaggi, FONDUTA, tomino e speck, caprese, crema al mascarpone... 


 E voi? Di cosa vi è appena venuta voglia? Cosa vi fa dire "Dio che bontà!"? Ricordo che su questo blog si può commentare anche in modo anonimo, perciò dai, buttatevi e condividete il vostro piatto formaggioso preferito!

venerdì 25 maggio 2012

JAM SESSION

Headcuts one, Katzuma
Quando ero una giovane e stronzetta liceale, studiavo basso elettrico in una scuola di musica moderna. Oltre al solfeggio "ritmico" (non quelle lagne da conservatorio) e a suonare da spartito, ci insegnavano a "ricacciare" note e accordi dei brani (ma se nasci col mio orecchio c'è poco da fare), a riscrivere la metrica del pezzo (i clap clap di mani dove li piazzi? quel charleston lì? quella cascata di monetine là?). Ma la cosa più figa (e per me anche terrificante) era l'improvvisazione. Non è che ci buttavano lì, bassochitarratastierabatteria e via. Prima si studiavano gli standards jazz, le strutture, gli accordi etc ma poi... 1–2, 123!!! Io finivo per ripetere sempre gli stessi fraseggi per paura di sbagliare (ci sarà un motivo se ho smesso, non era per me guys!). Ma quando il tutto funzionava era esaltante, quando crescevamo tutti insieme, o ci si rispondeva, quando gli strumenti sembravano un solo strumento divino e c'era quell'atmosfera collosa, provavo un brivido che solo la performance teatrale mi fa riprovare... le arti dal vivo sono speciali. 
 Ora, io ho un pessimo orecchio e zero talento musicale. Basti dire che all'insegnante di improvvisazione (un chitarrista jazz coi controc***) portavo le mie poesie da leggere anziché miei spartiti, e mi facevo consigliare dei libri anziché dritte sullo strumento. Ma quest'esperienza è stata fondamentale per la mia riflessione estetica, fino ad oggi. E se ora vi parlo di jam session è soprattutto quella scuola che devo ringraziare, i suoi insegnanti, i suoi allievi -allora erano quasi solo maschi!- e naturalmente i miei genitori che mi ci hanno mandato -se mai avrò figli, ricambierò il favore-.
A differenza della maggior parte dei gggiovani di oggi, ho scoperto prima il jazz dell'hip hop. Si potrebbe dire che ho ripercorso la storia musicale dal verso giusto. Non proprio: il funk l'ho riscoperto ancora più tardi, precisamente a Parigi guardando i film della Blaxpoitation.
Jazz, Jam session, funk, hip hop, Bologna. Here we are.  

Faccio pubblicità senza riserve a questo locale bolognese, perché ci tira proprio un'aria buona: il Chet's music club in via Polese. Scendi sotto e ti ritrovi in un clubetto insonorizzato, luci basse, qualche tavolino, il bancone e un palchetto: basso, piano (volendo) e batteria. Strumenti a fiato secondo occasione. E naturalmente i piatti di dj Lugi, la freschezza in persona. Guardarlo suonare è un pò come guardarlo ballare, e inizi a muoverti per forza pure tu, e inizi a sorridere... O in caso contrario inizia a chiederti se sei già morto a tua insaputa, e prova a rinascere con questo video, che fa bene alla salute: 

Lo scorso martedì al Chet c'era anche Deda aka ChicoMD aka Katzuma, mostro sacro dell'hip hop italiano, da anni passato a superfighi progetti funk e dintorni. 
Insomma dj set e jam session, dall'aperitivo a mezzanotte. Per coronare l'atmosfera, in fondo alla saletta ci sono vinili in vendita.

(e, udite udite ladies, la toilette è davvero bella e pulita, e almeno finora zero fila!)

lunedì 21 maggio 2012

La prigione del corpo

Rieccoci. Dopo lunga assenza. Con un argomento peso!

Spirale di merda umana, dal film Hunger

La tradizione occidentale ha pensato a lungo il corpo come prigione/tomba dell'anima. E la prigione del corpo? Qui è di quella che si parla -ma poi non è la stessa? Che significa il carcere per il corpo, se partiamo da una prospettiva complessa (se rifiutiamo innanzitutto il dualismo mente-corpo)?

 [L'ho già fatta troppo pesante?!]




Cominciamo da qui, dall'idea che non c'è un corpovuoto-hardware né una menteastratta-software, e cerchiamo di lasciar emergere un'unica realtà: l'organismoviventenelsuoambiente. 

 Bobby Sands (M. Fassbender) si rolla la Bibbia
Banalizziamo: io sono anche il mio mal di denti. Il disordine di casa mia influenza il mio stato d'animo. Se per camminare uso un bastone, il mondo per me comincia all'estremità del bastone. Generalizziamo: Da dove vengono i primi concetti? Percezione, sensazione... comincia tutto con un corpo (sistema nervoso etc) che interagisce con un ambiente - tutt'altro che inerte -.

[Qual è il punto?]

Un pò di tempo fa sono andata al cinema a vedere Hunger, l'opera prima di Steve McQueen (non quello Steve McQueen, un altro). Ecco il motivo di tutta sta pippa. Mi è piaciuto ASSAI, ma niente recensioni... lo prendo come spunto. In questo film ci sono corpi dentro le prigioni. L'avevo detto che facevo un post sulle prigioni! 

J. Beuys, I like America and America likes me, 1974
Cosa c'è dentro il carcere di Maze? Non solo corpi, ma idee, non solo pensieri ma escrementi e sangue. C'è l'eredita della body art, delle performance più dure, di quelle che ti risvegliano a schiaffi dal sonno percettivo - avete presente Marina Abramovic? O l'azionismo viennese o Gina Pane o...? Le coperte dei detenuti mi facevano pensare persino al feltro di Beuys. 
Ma dentro al carcere di Steve Mc Queen, come in ogni carcere che si rispetti, c'è anche Foucault, c'è il corpo come strumento del potere, strumento da piegare al potere, il corpo bersaglio, passivo. E c'è Il corpo come strumento di lotta e resistenza al potere, il corpo arma, attivo. Un dispositivo ben più complesso e raffinato di qualunque macchina da presa. 

[Bam Bam di manganelli...]


Io mi sentivo angosciata e oppressa, tutt'a un tratto ero a carne scoperta, dopo una giornata da mummia, e il cinema era diventato un pò il mio carcere. Empatia. Recenti studi neuroscientifici sembrano dimostrare che anche la percezione "indiretta" di una sensazione esperita da altri, determina l'attivazione in noi delle stesse strutture nervose (neuroni specchio) coinvolte nell'esperienza in prima persona. Non la facciamo lunga, facciamo un esempio: guardare Lord Bean che scrive. Comprendiamo e ci gustiamo (o soffriamo) le azioni degli altri, un pò perché le "riviviamo" in noi, anche a livello di attivazione neuronale. Ebbene, l'arte arriva sempre prima - il teatro sull'empatia ci si fonda, oserei dire.


Attraverso lo sguardo di Steve McQueen assistiamo alla Passione di questo Cristo, bello come un dio, e maledettamente bravo. Esploriamo il suo interno, le sue secrezioni, la superficie della sua pelle che documenta sofferenza e tenacia. Sciopero dell'igiene, sciopero della fame, agonia, morte. Arte del corpo o della mente?  


Il punto è... quando riesci a raccontare una storia vera in tutta la sua crudezza e nudità, facendo emergere al contempo un mondo simbolico così vasto, sullo sfondo di una così personale e, diciamolo, elegante visione estetica... allora devi proprio essere quello che chiamano un artista!
E bisogna farsi spettatori totali, per un'opera d'arte totale. Ricominciando, forse, dai sensi?

[Nelle prigioni italiane il suicidio è la prima causa di mortalità tra i detenuti. Anche qui il corpo ci parla e la dice lunga.]


martedì 8 maggio 2012

MOAI d'intrattenimento

Abbiate pazienza... ho avuto da fare! Ma ricordatevi di Patate!


[Nuovo post in arrivo]

La "cartolina" viene da un recente week end in Svizzera. Questo testone mi faceva pensare ai guardiani dell'isola di Pasqua, per questo l'ho piazzata lì, così protegge il blog. Sarà di buon auspicio.

Claire